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SiriaDamasco, 1 gen – Il ministro degli Esteri siriano ha impartito una lezione ai fanatici dell’accoglienza di casa nostra. I media siriani, in primis l’agenzia di stampa ufficiale Sana, riferiscono che il ministro Wadi Muallem “ha rinnovato l’invito del governo ai rifugiati siriani che vivono nei Paesi vicini a tornare nel loro Paese”. Il ministro ha poi specificato che “la Siria è pronta a riceverli e a garantire loro una vita dignitosa”.

L’agenzia Sana specifica che Muallem ha pronunciato queste parole durante l’incontro con Filippo Grandi, capo dell’agenzia Onu per i rifugiati. Le stime Onu calcolano in quasi 5 milioni le persone fuggite dalla Siria dall’inizio del conflitto, la metà di questi si trova in Turchia e quasi un milione di siriani vivono adesso in Libano.

Un messaggio chiaro quello del ministro di Damasco: noi vogliamo che i siriani vivano in Siria, non all’estero. E ci opponiamo quindi alla retorica delle porte aperte. Un segnale in controtendenza rispetto alla gran parte dei governi quindi, che rischia di indebolire anche l’arma di ricatto in mano alla Turchia di Erdogan. A cui a questo punto i governi europei, di fronte alla minaccia di inviare immigrati se non accettano accordi improbabili o non versano cifre esorbitanti nelle case di Ankara, possono tranquillamente rispondere di far tornare i siriani in Siria. Perché Damasco è pronta ad accoglierli. Il “refugees welcome” è uno slogan che regge sempre meno.

Eugenio Palazzini

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