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Damasco, 22 giugno – Sono circa cinquecento le famiglie che in questi giorni stanno riprendendo possesso delle proprie case e della propria terra nel sobborgo damasceno di Harran al-Awamid, ad est della capitale siriana. Queste famiglie sono state costrette a lasciare la zona cinque anni fa a causa delle atrocità perpetrate dai gruppi terroristici che presero il controllo della cittadina, riconquistata l’aprile scorso da parte dell’Esercito Arabo Siriano. I locali, che hanno espresso la loro gratitudine per il ritorno a casa, hanno sottolineato il loro sostegno per l’esercito governativo e hanno promesso di lavorare duramente per proteggere il proprio paese e ricostruire ciò che il terrorismo ha distrutto.
Inoltre il governo si sta impegnando nella riabilitazione delle principali infrastrutture, comprese scuole e cliniche, e ha già attivato un piano per la riparazione per reti elettriche e idriche.

Intanto l’offensiva dell’Esercito si è spostata nel sud dela Siria dove le forze governative avanzano verso la città di Daraa, ancora sotto il controllo dei “ribelli”, al confine con la Giordania e le alture del Golan. Nei giorni scorsi, alcuni velivoli dell’aviazione siriana hanno lanciato sulla zona dei volantini in cui si raccomanda la popolazione civile di evacuare le proprie case in vista di un’imminente offensiva di terra. A questo proposito, in una recente intervista, il legittimo presidente Bashar Al Assad ha dichiarato di avere come obiettivo le postazioni di al-Hirak e Busra al-Hariri presidiate da gruppi fondamentalisti legati al Qaeda. “La speranza è quella di trovare una soluzione politica” ha affermato “ma se non ci saranno altre opzioni sul tavolo, non escludo l’uso della forza”.

Secondo i dati dell’UNOCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari), in Siria il numero di sfollati interni che riescono a tornare nelle loro case è sempre più alto: da 560.000 nel 2016 a 721.000 nel 2017. E sicuramente questo dato rappresenta uno dei frutti migliori che la politica interna siriana è riuscita a coltivare negli ultimi anni di conflitto.

Ada Oppedisano

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