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f-16-siriaDamasco, 18 set – Sarebbero oltre sessanta, secondo fonti locali, i militari siriani rimasti uccisi in un raid condotto dall’aviazione statunitense nei pressi di Deir ez Zor, città nei pressi del confine con l’Iraq e da anni contesa tra le forze del legittimo governo siriano e gruppi appartenenti all’Isis. I soldati di Assad erano impegnati in un’operazione per conquistare un’altura strategica, ma l’attacco americano – condotto con bombe al fosforo – ha completamente mancato il bersaglio che intendeva colpire, consentendo ai miliziani dello Stato Islamico di ribaltare la situazione sul campo.

L’errore è stato riconosciuto dallo stesso Pentagono, che spiega di aver immediatamente fermato le operazioni dopo che il comando russo – che da pochi giorni opera congiuntamente con Washington – ha allertato che in realtà gli F-16 e gli A-10 stavano colpendo le forze regolari dell’Esercito Arabo Siriano. Non è la prima volta che gli Usa “sbagliano” a prendere la mira: nella stessa zona di guerra è già successo un’altra volta quest’anno. Errore che invece non è mai stato compiuto dall’aviazione russa, nonostante abbia condotto centinaia di operazioni in Siria. Secondo Mosca, inoltre, l’errore sarebbe “diretta conseguenza del rifiuto degli Stati Uniti di coordinare con la Russia le loro azioni contro i gruppi terroristici in Siria”.

“Si tratta di una seria e sconsiderata aggressione contro la Repubblica Araba Siriana”, attacca il governo di Damasco in una nota, aggressione che “mostra come gli Stati Uniti e i loro alleati sostengano l’Isis e le altre forze, rivelando la falsità dei loro proclami riguardo la lotta al terrorismo”.

Nicola Mattei

2 Commenti

  1. Non si può dubitare dell’impero del bene.
    Che poi quelli dell’ISIS erano belli e pronti per riconquistare delle alture strategiche è da considerare come una vera e propria sfortuna.