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Washington, 31 dic – Che molti generali Usa non fossero entusiasti dell’annunciato ritiro delle truppe americane dalla Siria era chiaro a tutti gli osservatori. La capacità di Donald Trump di tirare dritto anche di fronte ai niet delle alte sfere statunitensi sembrava però ormai assodata. Il tycoon ha infatti dato prova, in più di un’occasione, di prendere decisioni anche apparentemente invise ai suoi stessi collaboratori. Eppure questa volta Trump, forse per la prima volta, non appare così convinto di mantenere la linea, da lui rimarcata, sulla Siria.
Su Twitter, megafono che predilige per comunicare, il presidente Usa ha sì ribadito che ritirerà le truppe dalla repubblica araba, ma ha al contempo lasciato intendere che non si tratterà di un ritiro rapido come precedentemente annunciato. Trump ha specificato poi che i soldati americani continueranno a combattere l’Isis, o almeno quel che ne resta nel deserto al confine con l’Iraq, come suggeritogli ieri alla Casa Bianca dal senatore Lindsey Graham. “Se chiunque, tranne Donald Trump, avesse fatto ciò che ho fatto io in Siria, che era un caos popolato dall’Isis quando sono diventato presidente, sarebbe diventato un eroe nazionale. L’Isis per lo più se n’è andato, stiamo lentamente facendo tornare a casa le truppe dalle loro famiglie, e nello stesso tempo combattendo i resti dell’Isis”, ha scritto il presidente statunitense.
Trump non ha, contemporaneamente, perso l’occasione per attaccare i “fake news media” che lo hanno criticato per la scelta di ritirare le truppe, oltre a “qualche generale” da lui giudicato “fallito”, rivendicando di aver promesso in campagna elettorale quanto annunciato nei giorni scorsi riguardo alle “guerre senza fine”. Sta di fatto che, accuse e giravolte del caso a parte, il presidente americano sembra in qualche modo essersi parzialmente rimangiato quanto promesso. Il “ritiro lento” suona infatti come un temporeggiamento, un rimandare la decisione definitiva. Perché a questo punto, fino a prova contraria, i soldati americani resteranno ancora in Siria sine die.
Eugenio Palazzini