Damasco, 5 set – Il generale Issam Zahreddine l’aveva promesso, quando era arrivato a Deir Ezzor in una situazione disperata, che la città sarebbe stata la tomba dell’Isis. Dopo ventotto mesi di assedio, dopo decine di offensive messe in atto dai miliziani dello Stato Islamico, che a Deir Ezzor sono morti in migliaia per spezzare la resistenza dei soldati siriani, la promessa del generale si sta concretizzando.

Verso le 13 ora italiana, le prime colonne corazzate della 17esima divisione sono entrate nel perimetro difensivo della base della 137esima brigata, che per anni ha rappresentato il fronte e il confine fra la Deir Ezzor fedele al Governo e le bande di jihadisti che ne volevano la distruzione e l’assoggettamento.

Non è ancora finita, perché rimane sotto ulteriore assedio l’aeroporto cittadino, separato dal resto della città nell’autunno del 2016, quando una micidiale avanzata dell’Isis aveva approfittato di un bombardamento statunitense sulle difese approntate dai Siriani sui monti Thardeh, permettendo di separare l’aeroporto dalla città. In quei giorni sembrava che tutto fosse finito, per Deir Ezzor, con conseguenze devastanti per il resto della Siria.

Il compito dei migliori reparti dell’esercito è ora quello di non dare tregua alle bande islamiste, fino alla liberazione dell’aeroporto. Per consegnare alla storia quei giorni di paura di un anno fa. E per mantenere la promessa fatta dal generale Zahreddine.

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