Roma, 13 dic – Si chiamava, o forse si chiama ancora, Talon Anvil. Evoca artigli e incudini, poco rassicuranti metodi bellici attuati senza fronzoli. Ed era un’unità segreta delle forze speciali Usa schierata in Siria – ma sarebbe meglio dire nei cieli sopra la Siria – durante la guerra tra il 2014 e il 2019. Una cellula misconosciuta fino a ieri, quando il New York Times ne ha rivelato l’esistenza e soprattutto le operazioni militari, se così vogliamo chiamare decine di migliaia di bombe e missili lanciati indiscriminatamente sul territorio della Repubblica araba.

Siria, la strage di civili compiuta dalla cellula segreta Usa

Il quotidiano statunitense scoperchia così un vaso di Pandora, parlando di azioni illegali e procedure di sicurezza eluse, con tanto di strage di civili in Siria. Feroci martellamenti in barba al più elementare rispetto della vita umana, finendo per ammazzare persone che non avevano alcun ruolo nel conflitto: contadini, bambini, famiglie in fuga dai combattimenti e abitanti di piccoli villaggi che si nascondevano in rifugi improvvisati per sfuggire alle bombe. Altro che presunte armi chimiche utilizzare dal “tiranno” Assad. L’unità Usa top secret, composta da pochi militari (non più di 20 elementi, secondo il Nyt), non prendeva ordini direttamente dal Pentagono ma da figure meno rilevanti della Delta Force. Sta di fatto che avrebbe dovuto colpire, ufficialmente, soltanto i jihadisti dell’Isis. Invece bombardava a tappeto, mietendo anche vittime innocenti, come confermato al New York Times da quattro ufficiali americani.

“Spietati ed efficienti”

Erano spietatamente efficienti e bravi nel loro lavoro“, ha dichiarato al Nyt un ex ufficiale dell’intelligence dell’Air Force che ha lavorato in centinaia di missioni – classificate Talon Anvil – dal 2016 al 2018. “Ma hanno anche fatto molti brutti colpi”. Stando a quanto riferito da Larry Lewis, ex consigliere del Pentagono, ogni anno in cui operava questa unità segreta il tasso di vittime civili in Siria aumentava in modo significativo. Lewis, che è pure uno degli autori di un rapporto del Dipartimento della Difesa su danni e crimini contro i civili, sostiene che il tasso era 10 volte superiore a quello di operazioni simili monitorate in Afghanistan. “Era molto più alto di quanto mi sarei aspettato da un’unità statunitense”, ha dichiarato l’ex consigliere del Pentagono. “Il fatto che sia aumentato drammaticamente e costantemente per un periodo di anni, mi ha scioccato”.

Eugenio Palazzini

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