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Il sirtaki di Tsipras. Europa sì, Europa no, Europa forse

by La Redazione
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tsipras sirtakiAtene, 1 feb – Di sicuro è ancora troppo presto per proporre un bilancio, e sarebbe sbagliato azzardare speculazioni, ma analizzando il balletto di dichiarazioni del neo-eletto governo ellenico guidato da Alexis Tsipras, si inizia a temere che le speranze del popolo greco resteranno deluse e che la fiducia accordata al neopremier sia malriposta.

La campagna elettorale di Syriza e del suo leader è stata tutta incentrata sulla lotta all’austerità e sulla denuncia delle impopolari misure imposte da Germania ed Europa all’ex-premier Samaras.

Le prime esternazioni di Tsipras sul tema, facevano ben sperare: nell’incontro con Schultz, il leader greco aveva dichiarato: “La Grecia ha un progetto di produttività costruttiva e di grandi riforme e non vuole insistere nell’errore dell’austerità […] Per quattro anni, il popolo greco ha vissuto quotidianamente il fallimento del programma della svalutazione interna. In sostanza pagava per gli errori degli altri”.

E il presidente del Parlamento europeo aveva incassato. Ma appena tornato in patria, in un’intervista al settimanale Der Spiegel, Schultz aveva così commentato l’incontro: “Non rispettando le condizioni trattate con la troika, il nuovo premier greco Alexis Tsipras mette il suo Paese in pericolo”; e anche la cancelliera Merkel, in un’intervista al quotidiano Hamburger Abendblatt, aveva intimato l’altolà al premier greco: “C’è già stato un condono volontario del debito da parte dei creditori privati, le banche hanno già cancellato miliardi del debito greco. Non vedo una nuova cancellazione del debito”.

Richiamato all’ordine, Tsipras, a stretto giro, ha aggiustato il tiro: “L’obbligo di rispettare il chiaro mandato del popolo greco mettendo fine alle politiche di austerità e tornando ad un’agenda di crescita, non implica in alcun modo che non rispetteremo interamente i nostri obblighi verso i crediti della Bce e del Fmi” e in un successivo comunicato ha annunciato: “Nessuno vuole conflitti e non abbiamo mai voluto agire unilateralmente sul nostro debito”.

Anche sul tema della privatizzazioni, l’ingegnere greco neo-eletto premier ed i suoi accoliti, sono stati abbastanza ambigui. In prima battuta, le dichiarazioni, sembravano andare in direzione di una rottura degli accordi con la troika (le privatizzazioni greche sono parte integrante degli accordi per il finanziamento del debito), ma dopo poche ore il ministro dell’Economia, Giorgos Stathakis, ha assicurato che il nuovo esecutivo “porterà avanti gli accordi del precedente governo”.

Quello che appare a prima vista, è che il leader di Syriza stia giocando, sul piano della comunicazione, una partita tattica con i partner internazionali, rilasciando dichiarazioni, ora in un senso ora in un altro, allo scopo di saggiarne le reazioni e capire i limiti esterni alla sua azione. Molto probabilmente l’unica cosa che Tsipras potrà ottenere dai suoi tatticismi, sarà una dilazione o una rateizzazione del debito.

Stando così le cose, risulta impossibile non fare un parallelismo tra Tsipras, con il suo valzer di dichiarazioni dal senso altalenante e ambiguo, e il premier italiano Matteo Renzi, partito con la promessa di rottamare la vecchia politica e giunto a proporre alla Presidenza della Repubblica, un “residuato bellico” della Dc. E ancora ronza nella testa quella frase del non ancora premier greco in un’intervista dei primi di gennaio al Messaggero: “Io sono come Renzi”. Il popolo greco è avvisato.

Si dovrà attendere il 28 febbraio, data di scadenza del programma di aiuti della troika, per verificare, alla prima prova dei fatti, la reale portata della “rivoluzione greca”, oltre i proclami e le dichiarazioni.

Domenico Trovato

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