Roma, 8 ott – Probabilmente non esiste Paese al mondo più disastrato della Somalia. Dopo la caduta di Siad Barre nel 1991 la nazione del corno d’Africa è entrata nel caos con i vari signori della guerra che dettano legge nei loro territori mentre gruppi terroristici come al-Shabaab seminano terrore, senza contare i danni causati da siccità e altre calamità naturali. In una situazione come questa parlare di crescita economica potrebbe essere inopportuno visto che in molte parti della Somalia mancano le condizioni di base per avere un’economia funzionante. Eppure la Banca Mondiale per quest’anno ha previsto un aumento del Pil del 2,9%, in lieve rialzo rispetto al 2,8% dello scorso anno, mentre nel medio termine la crescita dovrebbe raggiungere il 3,2-3,5%.


Una crescita fragile

Questa crescita – va detto – riguarda le aree del paese che sono pacificate e potrà avere luogo solo se il governo continuerà nella sua attività riformatrice. A tale proposito e’ interessante notare come l’esecutivo abbia aumentato le entrare fiscali del 29% grazie al fatto che la Somalia si è risollevato dalla siccità che l’ha colpita l’anno scorso. Il cambiamento del regime fiscale ha garantito maggiori entrate, tuttavia ancora insufficienti per finanziare l’istruzione e la sanità.
Anche il Fondo Monetario Internazionale, a maggio scorso, ha dichiarato che la Somalia è sulla strada giusta verso la crescita. Una crescita purtroppo molto fragile vista la precaria situazione ambientale e la mancanza di sicurezza in molte aree. In ogni caso, anche se le condizioni della Somalia sono estremamente difficili, il modesto dinamismo economico del Paese dimostra che con i giusti incentivi anche le nazioni africane possono tentare di intraprendere percorsi virtuosi.
Giuseppe De Santis

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