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Roma, 15 ott – “Riteniamo che si debba valutare la possibilità di schierare una forza di interposizione sul confine turco-siriano”. A dirlo è stato Nicola Zingaretti, nella sua relazione di apertura della direzione del Pd. Poi, il segretario dem ha aggiunto: “Se le ostilità non dovessero cessare, l’impegno italiano nella missione Nato Active fencedeve esaurirsi”.

Verrebbe quasi da ridere non stessimo parlando di un dramma. La sparata di Zingaretti fa evidentemente da contraltare alla presa di posizione (del tutto inutile, come spiegato ieri su questo giornale) del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha annunciato il blocco del futuro export di armi alla Turchia. Futuro perché ovviamente le commesse in essere, come precisato dallo stesso leader pentastellato, non verranno bloccate. Per non farsi rubare troppo la scena dall’alleato di governo, il segretario del Pd ha così provato a tirar fuori una proposta che sa di rilancio al banco delle amenità.

Quale “forza di interposizione”?

Che tipo di forza di interposizione si dovrebbe schierare? Chi deve schierarla? Quali sono le parti in causa nel conflitto che accetterebbero un tale dispiegamento di militari? Tutte domande che al momento restano senza risposta, visto che Zingaretti ha semplicemente buttato là una parvenza di idea senza capo né coda. La Turchia è il secondo esercito della Nato, inferiore soltanto a quello degli Stati Uniti che hanno appena ritirato le proprie truppe dal confine turco-siriano consentendo a Erdogan di avere campo libero. E’ dunque escluso che le “forze di interposizione” evocate da Zingaretti agiscano nell’alveo dell’Alleanza Atlantica. Il che, sulla carta, sarebbe pure interessante e finalmente condivisibile. Non fosse che non si capisce da quale parte starebbe l’Italia, visto che il nostro governo ha sottoscritto le sanzioni Ue alla Siria e continua al contrario ad avere rapporti diplomatici e commerciali con la Turchia.

Quali sanzioni?

“Vanno prese le misure necessarie incluse azioni sanzionatorie e di embargo”, ha tuonato Zingaretti. Bene, ma nel frattempo Damasco ha mandato il proprio esercito nel nord della Siria per contrastare l’avanzata di Ankara, difendendo così anche i curdi che finora agivano sotto l’ombrello americano contro il governo di Assad. E al contrario Erdogan finanzia e arma da anni gruppi jihadisti in Siria, senza che l’Ue abbia mai aperto bocca a riguardo. Quindi, in attesa di delucidazioni a questo punto doverose da parte del segretario Pd, l’Italia anziché riaprire l’ambasciata a Damasco e riavviare relazioni con la Siria, manderebbe soldati pro tempore a far cosa esattamente? E poi, Zingaretti pensa di inviare truppe in Siria senza avere relazioni diplomatiche con la Siria?

Eugenio Palazzini

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