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svezia accoglienza immigratiStoccolma, 9 apr – Tra Tashkent, capitale dell’Uzbekistan, e Stoccolma ci sono quasi 5000 chilometri. Tantissimi, in un mondo in cui popoli, culture e frontiere hanno un senso. Pochissimi, nel mondo dell’accoglienza e del “vivere insieme”. Può allora capitare che un uzbeko di 39 anni finisca nel centro di Stoccolma a mostrare a modo suo agli svedesi la propria gratitudine per essere stato accolto nel paradiso scandinavo.

Nel solo 2016, la Svezia ha accolto circa 29mila richiedenti asilo, ai quali spettano per legge 33 euro al giorno, più gli assegni che toccano a chi ha figli a carico. Una calamita, per gli immigrati. In totale, gli stranieri nel paese sono quasi il 20% della popolazione. Non ci sono dati precisi sui costi, ma alcuni analisti, nel 2015, calcolavano una spesa pari a 110 miliardi di corone svedesi (quasi 14 miliardi di dollari) l’anno. Non male, per un paese con 10 milioni di abitanti. E forse non sarà neanche un caso se, secondo l’Ocse, la Svezia è il paese dove la povertà relativa è cresciuta di più dal 1995 (dal 4% al 9% della popolazione). Conosciamo bene, però, il costo in termini di sicurezza: oggi, in tutto il Paese ci sarebbero 55 “no-go zone”, territori su cui la polizia non ha alcun controllo. Zone in cui, se si presenta un’auto di pattuglia, la prospettiva è quella di vederla finire in fiamme in pochi minuti. Una di queste è la borgata di Rinkeby, a Stoccolma, che si è meritata il soprannome di “Little Mogadiscio” per la nutrita presenza di immigrati somali e addirittura di cellule vicine al gruppo jihadista Al-Shabaab.

Qualche mese fa, ha fatto notizia l’incriminazione per odio razziale di un poliziotto svedese, Peter Springare, un poliziotto svedese colpevole di aver denunciato con un post su Facebook l’insostenibilità della criminalità immigrata. “Ci siamo – scriveva – questi sono i casi che ho affrontato dal lunedì al venerdì di questa settimana: stupro, stupro, rapina, aggressione aggravata, stupro-aggressione, stupro, estorsione, ricatto, aggressione, violenza contro la polizia, minacce alla polizia, reato di droga, droga, criminalità, tentato omicidio, ancora stupro, ancora estorsioni e maltrattamenti. Presunti responsabili: Ali Mohammed, Mahmod, Mohammed, Mohammed Ali, ancora, ancora, ancora, Christopher… Che cosa? Ma è vero? Sì, un nome svedese spuntato fuori in un caso di droga. E ancora Mohammed, Mahmod Ali, ancora e ancora. Paesi da cui vengono i responsabili di tutti i crimini di questa settimana: Iraq, Iraq, Turchia, Siria, Afghanistan, Somalia, Somalia, ancora Siria, Somalia, paese sconosciuto, paese sconosciuto, Svezia. Della metà dei sospetti non possiamo essere sicuri perché non hanno alcun documento valido. Il che, di solito, significa che stanno mentendo sulla loro nazionalità e identità”.

Si possono far tacere i poliziotti scontenti, ma non tappare gli occhi ai cittadini. Che, sempre più spesso, cominciano ad armarsi: a fine 2015 si calcolava un significativo incremento delle richieste di porto d’armi. Nel 2014, 11.000 persone hanno ottenuto una licenza di caccia: il 10% in più rispetto all’anno precedente. E una su cinque era una donna. Perché le donne desiderino avere con sé un’arma non è difficile immaginarlo. Un’inchiesta del Corriere della Sera di gennaio 2016 spiegava come il massiccio afflusso di giovani immigrati maschi “potrebbe alterare in modo permanente gli equilibri di genere nel Paese nordico: attualmente ci sono 106 teenager maschi ogni 100 femmine, se tutte le richieste di asilo saranno accolte la proporzione diventerà 116 a 100”. E infatti la Svezia è diventata il Paese dei balocchi degli stupratori. L’estate scorsa la cronaca delle violenze sulle donne è stata drammatica. Le statistiche a riguardo sono raggelanti (nel 1975 furono segnalate alla polizia 421 violenze sessuali, nel 2014, 6620, si tratta di un aumento del 1472%), anche se troverete sempre dei siti “anti-bufale” che spiegano che la colpa è del modo in cui vengono raccolte le denunce. Maledetta burocrazia, fa aumentare persino gli stupri. Chissà come spiegare, in compenso, il dilagare del fondamentalismo. Sono 300 in totale i foreign fighter censiti, 120 quelli che hanno fatto ritorno in Scandinavia. Qualche settimana fa, l’agenzia della Difesa svedese ha diffuso uno studio che mette in guardia dall’infiltrazione dei Fratelli musulmani. “Gli islamisti – vi si leggeva – mirano a costruire una struttura sociale in parallelo in competizione con il resto della società svedese e i valori dei suoi cittadini. In questo senso, gli attivisti della Fratellanza Musulmana, rappresentano una sfida a lungo termine in termini di coesione sociale del paese”. Forse hanno sbagliato solo sul “lungo periodo”.

Adriano Scianca

3 Commenti

  1. leggevo su un sito “anti-bufale” che se una donna viene violentata 300 volte dalla stessa persona e poi denuncia…
    la sua denuncia viene calcolata come fossero 300 stupri e non uno solo.Ora al netto che è assolutamente corretto in quella ipotesi calcolare 300 stupri in quanto si contano 300 atti di violenza…

    davvero pensare che una donna aspetti il trecentesimo strupro per denunciare è quanto minimo autolesionista;
    riporto per correttezza:

    “Quindi, per esempio, se una donna va dalla polizia a dire che il marito o il fidanzato ha abusato di lei ogni giorno dello scorso anno, la polizia trascriverà ognuno di questi eventi come singola denuncia, magari più di 300. Negli altri paesi si tratterebbe di un singolo caso da denunciare, una sola vittima un solo tipo di crimine una sola denuncia.”

  2. Hanno voluto così gli svedesi “mentalmente aperti” e della socialdemocrazia imperante (e asfissiante), Sono stati all’avanguardia della demenza sociale, non scordiamoci il gender inculcato fin dai bambini dell’asilo, l’individualismo amorfo, pionieri nell’avallare l’amore deretano dei froci e imporre la misandria di stato e altre porcherie sognate dai cazzari sinistri di casa nostra. Ora si ritrovano il loro mitico welfare succhiato dai parassiti allogeni che hanno accolto calorosamente, si ritrovano con le loro linde cittadine, trasformate in qualcosa che ricorda le favelas brasiliane.
    La Svezia odierna far sembrare Sodoma una città di integerrimi.

  3. sembriamo noi italiani vent’anni fa, tutti a braccia aperte e pronti a censurare ogni voce critica che mettesse in dubbio la bellezza del multiculturalismo… occorrerà aspettare che facciano saltare anche là il sistema per fargli sorgere qualche dubbio?