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Roma, 28 mag – E’ una storia sconcertante che denota, ancora una volta, il lassismo del governo italiano in politica estera. Parliamo della storia di un imprenditore italiano, Marco Zennaro, in carcere da due mesi in Sudan. Zennaro ha 46 anni, è veneziano ed è titolare di un’azienda che produce trasformatori elettrici. Da circa 60 giorni si trova in cella a Khartum, capitale della nazione africana. Anzi, era stato liberato per ordine del procuratore generale. Purtroppo però nel momento in cui stava lasciando il commissariato, miliziani sudanesi lo hanno di nuovo preso in consegna e fatto tornare in carcere. Di conseguenza la decisione del giudice è stata annullata. Una storia, per certi versi, ancora più inquietante di quella vissuta dai pescatori siciliani in Libia.



Sudan, il calvario di un imprenditore italiano 

Surreale, non fosse tremendamente reale. “Dormo per terra insieme ad altri detenuti. L’ambasciata e mio padre mi portano da mangiare una volta al giorno. Non ho mai visto un carcere prima, non mi era mai capitata una cosa del genere, ma quello in cui sono rinchiuso dall’1 aprile è tremendo. Sono qui – dice Zennaro – a causa di una persona che non ho mai incontrato e con cui non ho mai avuto nulla a che fare”. E dire che inizialmente, dopo aver subito il provvedimento cautelare ed essere stato rinchiuso in un albergo di Khartum, l’imprenditore italiano era riuscito ad uscire pagando addirittura 400mila euro. Era dunque pronto a salire sul primo volo per l’Europa, quando è stato di nuovo arrestato dalla polizia.

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La grottesca accusa

Perché tutto questo accanimento nei suoi confronti? Zennaro è stato accusato di frode. Aveva fornito una partita di trasformatori elettrici prodotti nella sua ditta e acquistati da un intermediario. Quest’ultimo è però morto in un incidente subacqueo nel fiume Nilo. A pagare la fornitura era stato un militare sudanese, che poi però l’ha contestata affermando di aver riscontrato difformità nelle caratteristiche tecniche rispetto al capitolato. Di qui l’accusa di frode e il fermo di Zennaro.

Accusa del tutto grottesca, come spiegato dal fratello dell’imprenditore veneziano a La Verità. “Marco aveva ottenuto una sentenza che in accoglimento del ricorso statuiva l’infondatezza dell’accusa di frode e disponeva dopo oltre 56 giorni la sua immediata liberazione. Ma all’uscita dal commissariato veniva nuovamente fermato e ricondotto all’interno senza alcuna spiegazione, né esibizione di alcun provvedimento. Abbiamo informazioni confuse. L’avvocato non ha rintracciato il procuratore che avrebbe disposto la prosecuzione dell’incarcerazione di Marco e quindi ad oggi resta detenuto senza alcuna evidenza di provvedimento”.

Appello al ministro Di Maio (che ancora tace)

Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, si è appellato al ministro degli Esteri. “Marco Zennaro è detenuto da oltre 50 giorni in carcere in Sudan, in condizioni disumane. Deve essere immediatamente rilasciato! Una situazione inaccettabile per cui chiedo un intervento immediato di Luigi Di Maio”. Un’apposita lettera al governo è stata scritta anche da Fratelli d’Italia. Mentre la Farnesina ha precisato che “dal 1° aprile il connazionale ha ricevuto 58 visite consolari dal personale dell’ambasciata che gli ha fornito alimenti, indumenti, libri e altri beni. Inoltre l’ambasciata è intervenuta ufficialmente presso le autorità del Sudan, incluso l’ufficio del primo ministro e della ministra degli Esteri, chiedendo con forza il rispetto dei diritti del connazionale in termini di condizioni sanitarie, di sicurezza e di protezione e una soluzione del caso in tempi brevi”. In tutto questo però spicca l’imbarazzante silenzio di Di Maio, perché se è vero che la Farnesina si è mossa, di fronte a una vicenda di questo tipo è inammissibile che il ministro degli Esteri italiano non alzi pubblicamente la voce.

Eugenio Palazzini

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