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Roma, 28 mag — Uno stupratore afgano dichiarato colpevole di violenza sessuale su di una 14enne sta evitando il rimpatrio dalla Svezia utilizzando una scappatoia legale condivisa su Facebook da dei connazionali. L’uomo, 21 anni, si rifiuta infatti di sottoporsi a un test Covid — richiesto per entrare in Afghanistan. Dal canto loro, le autorità svedesi non possono costringerlo a farlo. Lo riporta il sito Svezias’ Expressen, denunciando che attualmente il 90 per cento degli immigrati criminali con foglio di espulsione dalla Svezia utilizza il medesimo stratagemma per evitare il rimpatrio.



Lo stupratore afgano evita il rimpatrio rifiutando il tampone

La 14enne vittima della violenza era caduta nelle mani dello stupratore afgano e di un suo complice, — anche lui immigrato — nel settembre 2019. La ragazza, fuggita da un istituto, era stata caritatevolmente accolta dai suoi aguzzini che l’avevano stordita, riempiendola di alcol, per poi violentarla a turno. La giovane aveva poi fatto ritorno all’istituto e riferito l’accaduto.

Pena all’acqua di rose

L’assai clemente giudice svedese aveva condannato gli immigrati a una pena all’acqua di rose. Ai due era andato un anno e mezzo di carcere, con l’attenuante legata alla giovane età. Il primo potrà rimanere in Svezia in virtù della sua lunga permanenza nel Paese, mentre l’altro stupratore afgano rimane in custodia nel carcere di Göteborg e ora rischia la deportazione. Ma la procedura è congelata finché il 21enne non deciderà di sottoporsi a test o a vaccinazione.

«La politica non considera minimamente il problema», spiega a Expressen un agente della polizia di frontiera della Svezia occidentale, aggiungendo: «La gente non comprende l’enorme costo per la società dei criminali a cui è consentito rimanere in Svezia».

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. A parte la ridicola situazione in cui è affondata la politica svedese, ma si può sapere per quale s……o motivo, in casi eccezionali, non si può fare il remunerativo (per gli altri) tampone in dogana?!

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