Parigi, 25 lug – È stato ritrovato lunedì scorso il corpo senza vita di Oksana Shachko, cofondatrice ed ex attivista di punta del gruppo Femen. La giovane ucraina si è suicidata a 31 anni nel suo appartamento di Parigi, dove viveva in esilio da qualche anno e si era reinventata come artista. A dare la notizia è stato il blog ufficiale delle Femen: «La più coraggiosa e vulnerabile ci ha lasciate. Ci stringiamo attorno ai suoi parenti e amici», si legge nel comunicato. Secondo le prime indiscrezioni, la Shachko avrebbe lasciato un biglietto con su scritto in inglese «siete tutti falsi».
La notizia della morte della 31enne è stata confermata anche dalla leader delle Femen Inna Shevchenko. Un’altra cofondatrice del gruppo, Anna Hutsol, ha poi raccontato alla tv: «I suoi amici non la sentivano da tre giorni e la scorsa notte hanno deciso di andare nel suo appartamento dove l’hanno trovata». Lo scultore Olivier Blanckart, amico della suicida, ha invece spiegato su Twitter: «Oksana, amica, artista, militante femminista, cofondatrice delle Femen e rifugiata politica, era iscritta alla Scuola delle Belle arti e frequentava il mio atelier anche se sapeva già tutto. L’abbiamo ritrovata impiccata a casa sua. Tragedia indicibile».
Oksana Shachko aveva fondato insieme ad Anna Hutsol il collettivo Femen nel 2008 in Ucraina. Obiettivo del gruppo è quello di sostenere i valori del femminismo e di raggiungere «la vittoria totale sul patriarcato». Ma la notorietà delle Femen è stata acquisita più per le forme di protesta che non per i contenuti: le appartenenti al collettivo, infatti, manifestano in pubblico con il seno nudo. Politicamente progressiste e sinistroidi, si sono distinte per aver protestato contro politici della parte avversa, come per esempio Marine Le Pen e Silvio Berlusconi. Sebbene sia noto che le attiviste percepiscono uno stipendio dal gruppo, non è mai stata chiarita del tutto la fonte di questi finanziamenti.
Vittoria Fiore

Commenta