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Tokyo, 16 mar – Chissà se Fiano ha mai visitato il Giappone. In tal caso avrà sicuramente storto il naso più volte, avvertito spasmi e mancamenti vari. Perché il Giappone pullula, letteralmente, di svastiche. Simbolo associato de plano al nazismo, in realtà la svastica (in giapponese “Manji”) non solo compare da secoli in luoghi sacri e su statue del Buddha, ma pure campeggia su cartine ed altro materiale turistico. Stanno infatti ad indicare la presenza di un luogo di culto o tempio buddhista.

I faciloni alla Fiano dovranno però placare il proprio malessere evitando, inoltre, di “allertare il presidio”: perchè le svastiche, in Oriente, simboleggiano “fortuna, prosperità, buona sorte”. Un segno grafico sacro, quindi: per induismo, giainismo e buddismo, appunto. Il termine “Manji” deriva però dal cinese, dove “man” sta per “10.000” evocando l’infinito e “ji”, semplicemente, significa “carattere”: quindi, simbolo di eternità secondo la religione buddhista.

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Il digiuno, imperante, rispetto la cultura orientale (specie nipponica, come dimostra questo equivoco marchiano), ha sollevato un dibattito internazionale entrato nel vivo con l’approssimarsi delle Olimpiadi del 2020, a Tokyo. Il timore che atleti stranieri e turisti particolarmente sensibili al tema possano incappare in errore ha portato la Geospatial information authority ad interrogarsi circa la possibilità di sostituire le “temibili” svastiche con una più “rassicurante” pagoda a tre piani. Si è arrivati persino ad una petizione promossa da Change.org a favore della modifica “politicamente corretta”.

L’orgoglio ed il radicamento profondo alla propria storia e cultura ha portato moltissimi giapponesi a non accogliere con favore la proposta di cui sopra. Ad opporsi, per esempio, c’è una figura prestigiosa come quella del reverendo Sensai T. Kenjitsu Nakagaki, presidente del Buddhist council of New York. Sottolineando l’importanza di “educare gli stranieri” senza doversi piegare a diktat esterni,  Kenjitsu Nakagaki ha dichiarato che “parlando logicamente, non è giusto che l’Occidente si appropri del simbolo, lo profani e poi proibisca all’Oriente di usarlo”. All’appuntamento di Tokyo 2020 manca poco più di un anno: il Giappone si sottoporrà a questa “grande onda” di politicamente corretto?

Chiara Soldani

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