Roma, 24 mag — Lentamente, ma inesorabilmente, in Afghanistan sta tornando tutto come prima: è di pochi giorni fa l’editto promulgato dai talebani in cui viene reso obbligatorio il velo facciale per tutte le donne afghane che appaiono in pubblico, giornaliste televisive comprese.

I talebani reintroducono il velo facciale per le donne

Un obbligo a cui le conduttrici e le reporter afghane hanno risposto con un’iniziativa di protesta, disattendendo gli ordini dei talebani e comparendo in televisione a volto scoperto. Uno «sciopero del velo» durato lo spazio di 24 ore con la speranza di convincere le autorità di Kabul a fare marcia indietro. Nulla da fare, l’ordine è irreversibile: il ministero dell’Informazione e della Cultura ha infatti piantato l’ultimo chiodo sulla bara delle libertà affermato che la politica è «definitiva e non negoziabile». Il volto delle donne in Afghanistan è oscurato di nuovo.

La reazione delle giornaliste

«Siamo profondamente addolorate oggi», ha scritto il direttore di ToloNews Akhpolwak Safi su Facebook. «Abbiamo resistito e ci siamo opposte all’uso del velo integrale», ha dichiarato Sonia Niazi, presentatrice di ToloNews. «Ma l’emittente ha subìto pressioni, hanno detto che a qualsiasi presentatrice apparsa sullo schermo senza coprirsi il volto sarebbe stato dato un altro lavoro».F a loro eco Khatira Ahmadi, anche lei presentatrice di Tolonews: «Non riesco a respirare o a parlare correttamente. Come potrò condurre il  programma?». Basira Joya, conduttrice di Ariana News, non si dà per vinta. «Stiamo combattendo e continuando il nostro lavoro, anche con il burqa. Niente può fermarci», ha spiegato stringendosi la gola. 

In solidarietà alla misura imposta dai talebani, il direttore dell’emittente Lotfullah Najafizada ha pubblicato su Twitter la fotografia di una presentatrice con il viso coperto, commentando: «Non avrei mai immaginato che sarebbe arrivato questo giorno!». In segno di solidarietà con le loro colleghe, alcuni giornalisti afghani si sono coperti il volto con una mascherina nera.

Storia delle imposizioni 

Durante l’ultimo periodo al potere dei talebani, dal 1996 al 2001, il gruppo fondamentalista islamico aveva imposto una serie di restrizioni alle donne, richiedendo loro di indossare il burqa integrale ed escludendole dalla vita pubblica e dall’istruzione.

Dopo aver ripreso il potere lo scorso agosto, le precedenti posizioni dei falchi del regime sembravano essersi ammorbidite, con l’iniziale annuncio di non voler imporre un codice di abbigliamento per le donne. Ma nelle ultime settimane si è verificata una repentina, brusca inversione di marcia, confermando così i peggiori timori degli attivisti per i diritti umani e complicando ulteriormente le relazioni dei talebani con la comunità internazionale.

Da quando i talebani sono tornati al potere, il gruppo ha anche imposto severe restrizioni ai media, procedendo con arresti di giornalisti giudicati «dissidenti» e bloccando la trasmissione di film drammatici e soap opera con donne.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Storie loro, fatti loro, decisioni loro… o c’è qualcos’
    altro per il quale dobbiamo impicciarci universalmente? Se sì forse non è buona cosa…

  2. beh,evidentemente esportare la democrazia dentro la canna di un fucile
    non è molto efficace,
    se bastano pochi mesi dal ritiro dell’occidente
    perchè subito ritornano usi e costumi tradizionali.

    sia di lezione agli imbecilli guerrafondai occidentali,
    in modo che in futuro la smettano di andare a rompere le scatole in giro per il mondo inutilmente….

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