Bruxelles, 17 dic – Molto rumore per nulla: il Consiglio Ue accetta la linea Draghi del tampone alla frontiera pure per i vaccinati e alla faccia del green pass. Dopo l’ira di Bruxelles per la decisione del governo italiano di inasprire le restrizioni per entrare nel nostro Paese, lo strappo è stato subito ricucito. Prima il colloquio tra il ministro della Salute Speranza e il commissario Ue alla Salute Kyriakides, poi ieri il Consiglio europeo, dove Draghi ha ricevuto il via libera anche dagli altri capi di Stato e di governo.

Tampone alla frontiera, al Consiglio Ue passa la linea Draghi

Anzi, la stessa Commissione Ue insieme ad un provvedimento che dovrebbe omologare la durata del green pass a nove mesi per tutti i 27 Stati membri, sta valutando la linea Draghi. Ossia se associare nei viaggi nell’Ue l’uso del tampone. “Io – ha detto ieri Draghi – difendo il sistema sanitario italiano messo sotto pressione dall’epidemia“. Secondo i calcoli del premier, l’Italia ha un piccolo vantaggio sulla diffusione della variante Omicron, e con il tampone obbligatorio può contenere l’ondata. Certo, come fa presente l’opposizione, resta il problema dei porti spalancati alle navi Ong e ai barconi di clandestini. Ma questo governo non si cura degli sbarchi: evidentemente ritiene che il virus arrivi solo con gli aerei.

Anche altri Paesi introducono l’obbligo del tampone

E intanto la linea Draghi già fa scuola: dopo l’Italia (e il Portogallo) si sono già aggiunti all’obbligo del tampone anche la Grecia e l’Estonia. La Svezia ha confermato di considerare la scelta “comprensibile”. Dal canto loro, Germania e Francia – dato significativo – si sono guardate bene dal criticare Draghi. E non certo per timore riverenziale verso l’ex numero uno della Bce. Piuttosto anche Berlino e Parigi non escludono il ricorso a ulteriori restrizioni. Certo è che se la decisione dovesse arrivare dalla Commissione il problema di imitare o meno l’Italia non si porrebbe più. In ogni caso nel documento finale del Consiglio di ieri non v’è traccia di “ramanzine” al nostro governo, come era stato paventato.

Le conclusioni del Consiglio Ue

Il documento finale sul Covid fa riferimento alla necessità del “coordinamento” tra i Paesi membri e inviata a misure “proporzionate”. Ma non nel senso di una critica all’Italia, chiariscono fonti Ue. Bensì in base al presunto allarme Omicron. Draghi dal canto suo ha ribadito che “occorre mantenere questo vantaggio a protezione del nostro Sistema sanitario nazionale”. Ovvio che il premier guardi non solo all’elevato tasso di vaccinazione nel nostro Paese ma anche ai pochi contagi rispetto agli altri Stati membri. Quindi, ha confermato, “questa è la ragione alla base della decisione di far fare i test a chi entra in Italia“. “Il coordinamento a livello Ue – ha quindi specificato il premier – deve essere guidato dal principio di massima cautela”.

Von der Leyen spinge sulla vaccinazione

Intanto la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen spinge sulla vaccinazione. “A oggi il 67% della popolazione dell’Ue è vaccinato. Ma nove Stati membri – ha rilevato – hanno un tasso di vaccinazione inferiore al 60%“. “Dobbiamo lavorare sodo per aumentare i tassi di vaccinazione. Il Covid-19 – ha detto usando le stesse parole del premier italiano – sta pesando troppo sui nostri sistemi sanitari, sulla società, in particolare sui giovani, e sulla nostra economia”. Che sintonia…

Energia e immigrazione, tutto rinviato

Peccato che con la “scusa” del Covid il Consiglio europeo non ha deciso nulla né sul fronte dell’emergenza energetica né sul nodo cruciale degli sbarchi e dei ricollocamenti. Nonostante le promesse di Draghi di portare a Bruxelles la questione immigrati. Tutti d’accordo invece a inasprire le restrizioni contro la famigerata Omicron. Pazienza se sarà l’ennesima mazzata al turismo e all’economia.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. Altri soldi a pioggia sui produttori, certificatori, distributori, utilizzatori di tamponi. Il “tamponato” resta sempre più tamponato.
    Hanno modo di sviluppare maggiormente la circolazione monetaria controllata in aggiunta alla espropriazione dei mezzi di pagamento individuali.

  2. Quindi ora il problema dell’immigrazione incontrollata e dei ricollocamenti sarebbe responsabilità di Draghi solo perché a sua detta contava di riuscire a portare la questione a Bruxelles? La nuova frontiera della semantica politico-giornalistica: mi auguro pubblicamente di poter indurre chi ha sempre fatto orecchie da mercante su un argomento a smettere di farlo, per cui se non ci riuscirò, sarò colpevole di non aver mantenuto una promessa. Chi l’aveva capito che Draghi, da solo, può risolvere un problema che nessuno vuole risolvere… Spezzaferro, sei un genio!

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