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Roma, 14 giu – La Tanzania è quarto produttore di oro del continente nero. Una ricchezza, quella del suo sottosuolo, che la nazione africana non è mai riuscita a sfruttare sino in fondo perché, fino ad oggi, si limitava ad esportare il prezioso metallo senza raffinarlo. Una situazione non ottimale, di cui l’esecutivo non ha tardato a rendersi conto. Da qui la decisione di aprire tre nuove raffinerie che permetteranno alla Tanzania di lavorare l’oro estratto, così da massimizzare i relativi guadagni. I primi risultati non tardano a vedersi.



Tre nuove raffinerie per l’oro della Tanzania

Pochi giorni fa a Mwanza, sul lago Vittoria, il governo ha inaugurato un nuovo stabilimento. Questo processerà direttamente in Tanzania l’oro estratto non solo da importanti compagnie come Barrick e AngloGold Ashanti, ma anche dai numerosi minatori artigianali. Si stima che ve ne siano più di un milione e mezzo che tentano la fortuna nella ricerca del biondo metallo. La raffineria è di proprietà di Rozella general trading Llc, con sede a Dubai, che opera con la singaporiana Acme consultant engineers Pte ltd. Insieme, le sue società controllano il 75%. Il restante 25% è posseduto dall’azienda statale tanzaniana State mining corporation. Una volta operativa sarà in grado di raffinare 480 kg di oro al giorno, con una purezza del 99,99%.

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Per quanto importante, tuttavia, la nuova raffineria non è l’unica ad essere entrata in attività. Altre due presto saranno operative: una nella regione di Geita che lavorerà fino a 450 kg al giorno, mentre un’altra – più piccola – nella capitale Dodoma ne processerà almeno 30. Queste raffinerie fanno parte di un piano molto più vasto che vede il governo della Tanzania impegnato ad offrire incentivi al settore minerario, portandolo ad aumentare il contributo sul Pil dal 5,2% al 6,7% per arrivare, nelle previsione, fino al 10% nel 2025.

Giuseppe De Santis

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