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Roma, 26 gen – La Tanzania è una nazione eccellente produttrice di riso e avocado. Nell’estate del 2020 la Banca Mondiale ha certificato che è diventata una nazione a medio reddito. Una delle ragioni per la quale questo ambito traguardo è stato raggiunto risiede, tra le altre cose, nel fatto che ha puntato sull’agricoltura. Cercando in particolar modo di di aggiungere valore ai prodotti tipici del suo settore primario. Un esempio in tal senso è la coltivazione di avocado, frutto che è diventato particolarmente costoso in quanto molto ricercato per le sue qualità nutrizionali, di cui la Tanzania è il terzo produttore africano.



Un progetto della Fao per il riso della Tanzania

Per quanto importante, tuttavia, l’avocado da solo non può risolvere i problemi agricoli della Tanzania. Tra le altre necessità rientra quella di incrementare coltivazioni di beni come il riso, il cui utilizzo è alla base della tradizionale dieta locale.

A tale proposito è degna di nota la collaborazione tra la Fao – i cui ricercatori stanno assistendo anche Costa d’Avorio e Filippine nell’ambito di un maxi-progetto internazionale dal costo di oltre 2 miliardi di dollari – e il governo di Dodoma per migliorare la coltivazione e l’immagazzinamento del cereale. Nel medio-lungo termine l’obiettivo è quello di permettere alla Tanzania di raggiungere livelli produttivi tali da coprire da un lato i consumi interni e, dall’altro, aumentare le esportazioni verso altri Paesi del continente nero.
Il progetto, che interessa l’area di Morogoro, ha già raggiunto alcuni risultati. Tra le risaie della regione, infatti, si notano sostanziali e apprezzabili miglioramenti. La resa per ettaro è aumentata da 2,5 a quasi 5 tonnellate. L’ammontare totale delle quantità di riso prodotto è così aumentato da 500 a 800mila tonnellate. Tutto questo è stato possibile non solo grazie all’adozione di tecniche produttive moderne e innovative, ma anche di sistemi che permettono di ridurre le perdite prima del raccolto.
Giuseppe De Santis
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