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Roma, 28 mar – La Somalia è senza pace. Un’autobomba piazzata davanti a un ristorante in pieno centro a Mogadiscio ha provocato oggi almeno 11 morti e 16 feriti. L’ordigno è esploso di fronte al locale affollato, nel distretto di Waberi. Secondo la polizia somala si tratta dell’ennesimo attentato di Al Shabaab, cellula locale di Al Qaeda, che sabato scorso aveva rivendicato un altro attacco terroristico che in un edificio governativo della capitale aveva causato una ventina di feriti e 16 morti, tra cui il viceministro del Lavoro, Saqar Ibrahim Abdalla.

Si tratta però soltanto degli ultimi attentati di una drammatica scia di sangue. A fine febbraio, durante un attacco durato quasi un’intera giornata, nei pressi dell’hotel Makka al-Mukarrama, il bilancio della strage era stato di almeno 30 morti. Ma il più grave attentato firmato Al Shabaab, pur non rivendicato, resta quello dell’ottobre 2017. In quel caso due camion bomba a Mogadiscio provocarono la peggiore strage terroristica mai perpetrata in Somalia: 512 morti e 316 feriti.

Chi sono gli attentatori

Al Shabaab, nome che in italiano si può tradurre semplicemente “la gioventù” o “i ragazzi”, è in realtà una semplificazione del nome esteso arabo Ḥizb al-Shabāb, il Partito della Gioventù. Altrimenti detto “Movimento di Resistenza Popolare nella Terra delle Due Migrazioni”. Al di là dei nomi, tutto sommato poco spaventosi, si tratta di uno spietato gruppo jihadista sorto nel 2006 dalle macerie delle Corti Islamiche sconfitte dal Governo Federale di Transizione, appoggiato dall’Etiopia, durante la guerra civile somala.

Nel 2012, i “ragazzi” promisero fedeltà ad Al-Qaeda, nonostante l’adesione vera e propria sia stata messa in discussione da alcuni leader del gruppo somalo. Si stima che Al-Shabaab conti tra i 7 mila e i 9 mila miliziani, che in seguito a conquiste, razzie e terrore diffuso, dal 2015 hanno iniziato un lento ritiro dalle grandi città per occupare zone rurali dove hanno imposto un regime non dissimile a quello dello Stato islamico. L’ideologia che anima al Shaabab è puramente di stampo sunnita wahabita e per questo fortemente ostile alle tradizioni sufi somale.

Eugenio Palazzini

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