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Iran IsisTeheran, 8 giu – Sei iraniani reclutati dall’Isis in varie zone del Paese. Tutti tra i 20 e i 25 anni. Sono i killer che ieri hanno materialmente eseguito gli attentati a Tehran, provocando 13 morti e 52 feriti, sei dei quali sono ancora gravissimi. Quattro terroristi hanno fatto irruzione al Parlamento e due al mausoleo di Khomeini. Sono stati tutti uccisi dalla polizia durante l’operazione delle teste di cuoio. A divulgare i particolari sui terroristi è stato il vice segretario del Consiglio nazionale supremo della sicurezza dell’Iran, Reza Seifollahi, alla tv di Stato.

Un’altra cellula di cinque persone, che progettava un altro attentato, è stata smantellata e i suoi componenti arrestati. Per le strade di Teheran e nelle stazioni della metropolitana, da oggi, è stata aumentata la presenza della polizia di pattuglia. E dopo gli attacchi di ieri il presidente Hassan Rohani ha dichiarato: “l’Iran si opporrà al terrore, alla violenza e all’estremismo in maniera più forte di prima”, sottolineando che “il terrorismo è l’opposto della cultura e mira a eliminare l’umanità e la civiltà”. Inoltre Rohani ha lanciato un appello all’unità perchè “combattere estremismo, violenza e terrorismo” è “la necessità più importante nel mondo di oggi”. Anche il leader supremo Ali Khamenei ha commentato le stragi al Parlamento e al mausoleo di Khomeini, e ha dichiarato che gli attentati “non avranno il minimo effetto sulla volontà del popolo”.

Sono tuttavia molti gli iraniani che temono, in seguito agli attentati, un rafforzamento delle mire belliche dei radicali e delle Guardie della rivoluzione, usciti sconfitti dalle elezioni presidenziali.  Proprio le Guardie della rivoluzione sono le prime a puntare il dito contro gli americani e i sauditi per la paternità degli attacchi.

Ed è scontro tra Iran e Stati Uniti sul messaggio di cordoglio del presidente americano Donald Trump. “Frasi ripugnanti” le ha definite il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, perché sono arrivate proprio “mentre gli iraniani affrontano il terrorismo sostenuto dai clienti statunitensi”. Chiaro il riferimento alla vendita di armi che Trump ha concluso durante la sua recente visita a Riad, e anche a tutti quei Paesi del Golfo che sonno sospettati di aver finanziato movimenti estremisti sunniti. Non solo: Zarif ha sottolineato come Trump abbia condannato non il terrorismo ma l’Iran stesso. Difficile dargli torto di fronte a queste parole di Trump: “Gli Stati che sponsorizzano il terrorismo rischiano di cadere vittima del male che promuovono”.

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