Londra, 8 giu – Se l’ondata di sdegno per gli attentati da parte dei “musulmani moderati” non c’è, bisognerà pur inventarla. Ecco allora che la Cnn ha pronti i suoi “islamici buoni” da mettere in posa durante i servizi, con cartelli contro il terrorismo. In un filmato che sta facendo il giro della rete, si vede la troupe vicino alla zona transennata dalla polizia tra il Borough Market e London Bridge.

La reporter Becky Anderson è già pronta ad andare in onda. Prima, però, vengono posizionate sullo sfondo delle donne velate, le sedicenti “muslim mothers”, ognuna co un cartello in mano. Le dimostranti vengono messe in posa, fatte spostare di qua e di là, in modo che possano rientrare bene nell’inquadratura.

Parte il servizio e la Anderson spiega: “Qui alla mia sinistra, i londinesi sono venuti a curare le ferite della città. Ecco dietro di me”, dice indicando il gruppo di donne, “potete vedere un cartello con l’ hashtag ‘turn to love’, un altro con l’ hashtag ‘for London’, e poi ‘l’Isis non vincerà’. Ed ecco i fiori posati qui a memoria di coloro che hanno perso la vita”.

Il tono del servizio è quello della spontaneità, mentre tutto era stato costruito come un set. Ovviamente capita spesso che, prima di una diretta, ci si organizzi con le persone che devono fare da sfondo al servizio: stringiti un po’, alza il cartello etc. Il punto è: quelle persone erano comunque lì spontaneamente o sono poco più che figuranti?

Il dubbio si intensifica quando Katie Hopkins, su Twitter, fa notare che esattamente lo stesso gruppo di donne poche ore prima si era già fatto fotografare in altre zone di Londra, stavolta dai giornalisti della Fox. La Cnn smentisce: molto semplicemente, dicono, un gruppo di manifestanti è stato dirottato al di là dalle transenne per fare in modo che la Cnn potesse riprenderli. Insomma, manifestanti vere, fatte semplicemente spostare per entrare nell’inquadratura. Ma non risulta che in zona ci fosse una nutrita manifestazione, quel giorno. Ma, in ogni caso, tutto fa brodo per avallare la tesi dell’islam “religione di pace”.

Roberto Derta

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