Roma, 13 ott – Evocare la terza guerra mondiale fa tremare i polsi, ma alzare la tensione potrebbe rivelarsi un segnale in direzione contraria alla catastrofe. Leggere bene quanto affermato da Mosca (e dagli Usa) e valutarlo alla luce degli ultimi eventi, per comprendere il paradosso. “L’adesione dell’Ucraina alla Nato può portare alla terza guerra mondiale e la stessa Alleanza atlantica lo capisce“, ha detto il vice segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Alexander Venediktov, intervistato dalla Tass. “Con l’adesione dell’Ucraina alla Nato entrerà in vigore il quinto articolo” (l’articolo 5 del trattato Nato, ndr), ma “la stessa Nato comprende la natura suicida di questo passo”, ha aggiunto. “L’adesione dell’Ucraina alla Nato è per noi inaccettabile”, ha poi specificato Venediktov, ribadendo la posizione russa. E “l’Occidente deve capire che le parole di Zelensky sulla necessità di attacchi preventivi contro la Russia sono un invito alla terza guerra mondiale”.

Evocare la terza guerra mondiale per allontanarla

Di per sé, si potrebbe facilmente dedurre che Mosca si stia preparando a un conflitto su larga scala. Ma l’ingresso dell’Ucraina nella Nato non è davvero all’ordine del giorno e appare anzi sempre più chimerico. Non contemplare questa possibilità può semmai essere un punto di raccordo al tavolo negoziale, probabile alla luce degli ultimi segnali incrociati. Proprio stamani gli Stati Uniti hanno confermano il loro impegno nel “difendere ogni centimetro del territorio della Nato”. Ad affermarlo è stato il segretario della Difesa Usa , Lloyd Austin, durante la riunione dell’Alleanza atlantica a Bruxelles. “Continueremo con i nostri sforzi per sostenere l’Ucraina per tutto il tempo necessario. Lo avete sentito dire più e più volte. L’altra cosa che ci avete sentito dire più e più volte è che gli Stati Uniti sono assolutamente impegnati a rispettare gli impegni dell’articolo 5”, ha puntualizzato Austin.

Di nuovo l’art. 5, menzionato per distinguere i piani tra sostegno all’Ucraina e intervento diretto in caso di attacco a Paese membro della Nato. Non si tratta dunque dello stesso tipo di intervento e in qualche modo le parole di Venediktov e Austin, pur evocandolo, allontanano lo spauracchio del terzo conflitto mondiale.

Cosa prevede l’articolo 5 della Nato

L’articolo 5 del Trattato istitutivo del Patto Atlantico prevede difatti che un attacco armato contro uno Stato membro della Nato sia considerato un attacco diretto contro tutte le parti, impegnando ognuna ad assistere la parte o le parti attaccate, facendo ricorso, qualora necessario, all’impiego della forza armata. Per l’esattezza, l’art. 5 recita: “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali”. Insomma, senza ingresso dell’Ucraina nella Nato, la terza guerra mondiale resta solo un terribile incubo.

Eugenio Palazzini

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