Parigi, 19 apr – Al carrozzone del disagio antirazzista non poteva unirsi anche lui. Stiamo parlando di Lilian Thuram che, dopo i Saviano e le Murgia, ha rilanciato il nuovo tormentone dell’antifascismo in crisi d’identità: non dobbiamo soffrire per l’incendio di Notre Dame, ma per i «migranti» morti in mare. Attualmente in Corsica per parlare con gli studenti di razzismo (ancora?), l’ex difensore di Parma e Juventus ha infatti affermato di essersi sentito «chiamato in causa» dall’ondata di solidarietà per l’incendio nella cattedrale di Notre-Dame. E, secondo lui, in questo caso si sarebbero messe in moti delle «gerarchie bizzarre». In pratica, il vero dramma dell’Europa non è il collasso di un suo monumento simbolo, bensì la morte dei «poveri migranti» (che peraltro ora, con i tanto vituperati «porti chiusi», non muoiono più).

Europei razzisti?

«Siamo esseri emotivi – ha detto Thuram agli studenti còrsi – è normale che siamo toccati da questi eventi. Io sono parigino, quindi è normale che, davanti a un disastro del genere, tu sia toccato, commosso. Ma si ha l’impressione che, a volte, ci siano gerarchie che si frappongono nell’emozione. Infatti ci sono persone che muoiono cercando di attraversare il Mediterraneo, ma il mondo non si commuove alla stessa maniera». Il campione del mondo del 1998, inoltre, non si risparmia neanche una critica al presidente degli Stati Uniti: «Ci sono persone che vogliono alzare muri per bloccare i flussi migratori, ma poi si mettono a twittare “avete bisogno di aiuto per estinguere il fuoco?”, come ha fatto Donald Trump. E questo è bizzarro». L’interpretazione di queste parole è chiara: le gerarchie emotive degli europei sono sbagliate, sono intrinsecamente razziste.

La crociata di Thuram

Lilian Thuram del resto, dopo una grande carriera calcistica, ha veramente deciso di darsi all’antirazzismo duro e puro. Di darsi, insomma, alla politica. Già in passato, infatti, si era distinto per attacchi sia a Marine Le Pen sia a Matteo Salvini. «Se fossi italiano, mi vergognerei di Salvini», aveva detto l’ex calciatore. Non pago di queste ingerenze negli affari nazionali altrui, Thuram si era anche concesso una rampogna a Leonardo Bonucci, difensore della Juventus che, da vero blasfemo, aveva osato riprendere il nuovo virgulto della lotta antirazzista, il 19enne Moise Kean: «Bonucci dice qualcosa che in molti pensano: i neri si meritano ciò che capita loro. La domanda giusta da fare a Bonucci invece sarebbe: cosa ha fatto Kean per meritarsi tanto disprezzo? Bonucci non dice mai ai tifosi che hanno torto, ma a Kean che se l’è cercata. È come quando una donna viene stuprata e c’è chi parla del modo in cui era vestita. È a causa di gente così – concluse l’ex giocatore – che non si fanno avanzare le cose». Così parlò Lilian Thuram.

Valerio Benedetti

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7 Commenti

  1. Ci credete che è la prima volta che sento questo nome? E quindi chi sarebbe, un altro che si autodefinisce “intellettuale”? O uno che vuole l’accoglienza per tutti, ma a casa degli altri? Come pallonaro dovrebbe aver guadagnato bene, perciò ora scucirà tanti Euri per aiutare i suoi fratelli, dico bene? O no!

  2. Stesse zitto il ‘gallico’.
    L’Europa gli ha dato l’opportunità di vivere da signore.
    Se noi europei siamo intrinsecamente razzisti,gli africani lo sono in maniera estrinseca,tragica e talvolta sanguinaria.
    In confronto al continente africano,parlare di razzismo qui è come disquisire sul sesso degli angeli.

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