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EuromissiliRoma, 13 ott – E’ notizia di un paio di giorni fa che la Russia ha portato i “missili di teatro” a Kaliningrand, e quindi “geograficamente” in Europa. Un commentatore diceva quasi irridente: “Putin mostra i muscoli, ma è un segno di debolezza”. Roba da pazzi. Putin di fatto ha denunciato il trattato INF sugli euromissili come risposta allo schieramento di cacciabombardieri e truppe di intervento rapido nei paesi baltici. E quindi conviene puntualizzare cosa sono i “missili di teatro”, o Euromissili, almeno per i più giovani che queste vicende non le hanno vissute e per i quali le “guerre atomiche” non sono entrate nel vissuto quotidiano.



Da Hiroshima in poi la “strategia nucleare” si è velocemente stabilizzata, fino agli anni ’70, sulla dottrina MAD (Mutual Assured Destruction, mutua distruzione assicurata). Essa prevedeva in caso di conflitto l’uso delle armi nucleari strategiche imbarcate sui missili intercontinentali, con testate di grande potenza (3/5 megatoni) con un CEP (Circular Error Probability) di 5/10 km. E quindi armi che potevano essere puntate solo su obiettivi estesi come le città, mai avrebbero potuto colpire i silos dei missili avversari o obiettivi puntiformi e interrati come i Centri di Comando e Controllo (C3). Le vampe dei missili in partenza sarebbero state avvistate dai satelliti spia piazzati sopra le rispettive basi di lancio dando così il tempo alla controparte di lanciare i propri missili. Questi si sarebbero incrociati sull’atlantico e in capo a mezz’ora la guerra sarebbe finita per la fine dei contendenti, in sostanza una “guerra di fine del mondo”. Infatti gli arsenali arrivarono a circa 5.000 testate per parte mentre gli studi più accreditati davano che l’esplosione quasi simultanea di 250 ordigni atomici bastava per causare una catastrofe planetaria, con ricadute radioattive in tutto il globo e l’ “inverno nucleare” derivante dall’oscuramento della radiazione solare a seguito delle polveri sollevate nell’atmosfera.

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Ogni tentativo di uscire dalla dottrina MAD fu duramente contrastato dalle due parti, USA e URSS, e possiamo prendere ad esempio la famosa “Crisi di Cuba” del 1962. Gli USA avevano schierato in Turchia, paese confinate con l’URSS e in Italia (Puglia), i missili nucleari Jupiter, che diventavano così “armi di primo colpo” in quanto il breve tempo di volo verso gli obiettivi non lasciava all’URSS la possibilità di rappresaglia. L’URSS rispose installando missili nucleari a Cuba, a 100 km dalle coste americane, e ne venne fuori appunto la “Crisi di Cuba” che portò il mondo vicino alla catastrofe nucleare. La contesa venne risolta grazie alla mediazione italiana (Giorgio La Pira, già sindaco di Firenze, esponente della DC e con la mediazione del governo italiano e del Vaticano) per cui l’URSS smantellò i missili a Cuba e gli USA quelli in Turchia e in Italia. Fu uno dei migliori risultati ottenuti dall’azione dell’Italia, del tutto misconosciuto.

Alla fine degli anni ’70 però le nuove tecnologie permisero, per i missili nucleari a medio raggio (5.000 km), un CEP di soli 150/450 metri. Nascono così i missili di teatro sovietici SS20 con tre testate da 150 Kilotoni ciascuna (1.000 Kilotoni = 1 Megatone, Hiroscima 20 Kilotoni). In virtù della precisione questi missili possono essere lanciati contro bersagli puntiformi e quindi distruggere i C3 della NATO, depositi, magazzini, schieramenti di truppe e di corazzati, etc, senza colpire direttamente le città. Questi missili vennero schierati dall’URSS sul territorio europeo in numero di 450 (1.350 testate da 150 Kilotoni), ed erano in grado di annientare il dispositivo militare NATO nell’arco di circa 5 minuti: erano armi di primo colpo che di fatto azzeravano la dottrina MAD. In sostanza lo schieramento NATO in Europa poteva essere annientato con una guerra nucleare “limitata” (limitata a circa 20 milioni di morti fra la popolazione civile, nel primo attacco), a cui gli USA potevano rispondere solo con il deterrente strategico verso l’URSS, l’URSS a sua volta con il proprio, insomma la fine del mondo.

EuromissiliGli “strateghi” sovietici (il buon Kruscev era stato defenestrato nel 1964, eravamo nell’era Breznev) pensavano che mai gli USA avrebbero fatto ricorso “all’arsenale della fine del mondo” di fronte all’attacco all’Europa, e anche gli analisti occidentali la pensavano allo stesso modo: l’Europa era quindi “finlandizzata” dall’URSS. E al di la delle considerazioni geopolitiche in Europa nessuno era felice di questa situazione, specie i tedeschi dell’Ovest che avendo sul loro territorio circa l’80% delle forze NATO sarebbero stati il bersaglio privilegiato degli SS20. Ci si pose il problema di installare in Europa armi americane, i missili di teatro Tomawak e Pershing II, per ristabilire l’equilibrio, ma dall’URSS obiettarono che questi missili di teatro, se schierati in Europa, sarebbero diventati armi di primo colpo verso l’URSS (falso perché il deterrente strategico dell’URSS è quasi tutto nelle sconfinate steppe asiatiche), e che mai avrebbero accettato politicamente di essere minacciati da armi nucleari stanziate sul suolo tedesco. Infine offrirono di rimuovere “un centinaio” di SS20 se l’Europa avesse rinunciato a Tomawak e Pershing II (ci lasciavano solo 1.050 testate da 150 Kilotoni puntate contro, bontà loro)

EuromissiliLa situazione era nell’impasse perché la Germania non poteva essere “la prima” a dotarsi degli Euromissili, gli altri paesi altrettanto nicchiavano, finché ci fu una frase, pronunciata in italiano: “l’Italia non lascerà sola la Germania!” Francesco Cossiga, allora capo del governo e con l’appoggio determinante di Bettino Craxi che quel governo sosteneva (e, diciamolo, con una opposizione edulcorata di Enrico Berlinguer, capo del PCI), annunciò che l’Italia consentiva l’installazione degli Euromissili sulla base di Comiso, in Sicilia. A questo punto la Germania e gli altri paesi europei ruppero gli indugi e li schierarono anche loro. L’equilibrio era stato ristabilito anche se a prezzo di installare in Europa circa 2.000 testate nucleari fra NATO e Patto di Varsavia. Naturalmente i “pacifisti” dell’epoca fecero fuoco e fiamme: un milione di persone manifestarono a Roma per “la pace”. Nulla avevano avuto da dire sulle 1.350 testate nucleari contro l’Europa, ma si consumarono i piedi marciando per la pace quando se ne schierarono circa 500 verso l’URSS. Fortunatamente in URSS Breznev morì, ci fu un brevissimo interregno di Andropov (anche lui “vecchia guardia” ma passò subito a miglior vita) e arrivò Gorbaciov. L’8 dicembre 1987 Regan, Presidente USA, e Gorbaciov, Segretario Generale del PCUS dell’URSS, firmarono il Trattato sulle forze nucleari a medio raggio ( Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) con l’eliminazione degli Euromissili da entrambe le parti. I due migliori uomini di Stato che la Storia ha messo sul nostro cammino alla fine del ‘900. Quando a novembre 1989 Gorbaciov e la moglie Raissa vennero a Roma in visita di Stato (la prima di un capo dell’URSS) i romani capirono subito: era finita, e la coppia fu giubilata per le strade da migliaia di persone. Era finita la Guerra Fredda e la minaccia atomica.

Ma rischia di ricominciare. L’anno scorso la NATO, per volere degli USA, è andata a schierare una forza di intervento rapido nei paesi baltici a ridosso della Russia, per “intimidirla” sulla sua posizione in Siria. Forza dotata di tre squadroni di cacciabombardieri che sono si aerei pilotati, ma pur sempre in grado di portare ordigni nucleari (e di questa forza hanno fatto parte anche aerei italiani). E un paio di giorni fa la Russia ha schierato a Kaliningrad, quindi su suolo geograficamente europeo, batterie di missili con portata 500 Km e CEP di 10 metri, che possono imbarcare testate sia convenzionali sia nucleari. Se tu metti le bombe atomiche sotto i tuoi cacciabombardieri io le metto sui miei missili… risposta flessibile. Ma non era finita?

Ora c’è da chiedersi quali pazzoidi ci stiano governando, quali “strateghi” possano concepire il ritorno alle minacce nucleari finite nel 1989, e quali deficienti mi facciano nuovamente puntare addosso le bombe atomiche per imbecilli giochini di risico planetario: tu mi sconfiggi i terroristi in Siria e io ti minaccio nel baltico! Ma questi strateghi ormai novantenni non stavano all’ospizio? Non si può rimandarceli? Ancora più terrificante è l’idiozia dei commentatori: Putin mostra i muscoli, ma è per debolezza, lo stiamo sconfiggendo! La Hillary dice che se vince Trump ci sarà “l’Apocalisse”, a me sembra che ci sarà se vince lei e le banche d’affari fallite che la sostengono. Trump avrà magari qualche difetto, ma dice chiaramente che si accorderà con la Russia. Che non è “sconfiggibile” ne “accerchiabile, lo sanno Gengis Kan, Tamerlano, Napoleone e Hitler. Trump è realista, non cerca “nemici”. E io preferirei non avere di nuovo puntate addosso 1.000 bombe atomiche (anche se di “soli” 150 Kilotoni ciascuna) eliminate nel 1987.

Non si potrebbe fare un gesto saggio e riesumare per l’Italia ruoli intelligenti in politica estera, come era in passato? Anche perché l’embargo di pere, caciotte e melanzane non sembra finora aver intimidito la Russia in Siria e nemmeno sembra determinante per perseguire “la pace”. Sono stati molto più bravi Cossiga, Craxi, Fanfani o Berlinguer.

 Luigi Di Stefano

 

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5 Commenti

  1. Ottimo articolo ….ma si sa’ uno smartphone in offerta purtroppo per la media lobotomizzata resta più’ ….interessante !!!

    • Vero! Con lo smartphone in offerta compri il popolino, con i Rolex dagli arabi compri i governanti… Pensa a che gente siamo in mano!!!

  2. Pace globale? Putin, Trump e Xi Jinping uniti nel disarmo? Probabile sceneggiata effimera, molto enfatica a livello mediatico, ma dividere il mondo in tre come voleva il vecchio diavolo David è pura utopia, per fortuna o per scadenza divina è morto. Ora si passa alla realtà.

    Non c’è mai stata nessuna arma inventata dall’uomo che non sia stata usata in una guerra massicciamente, è la legge del potere e del terrore di perderlo, la paura farà ancora più morti dell’orgoglio.

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