Roma, 11 nov — Ancora predatori sessuali trans che approfittano di norme «inclusive» per invadere spazi femminili. Orrore in Scozia, a Leeds, dove un trans con precedenti per pedofilia si è servito di uno pseudonimo o alias per soggiornare in un centro di accoglienza per donne e bambini vittime di violenza domestica, eludendo i controlli. I responsabili della struttura, ingannati dalla documentazione presentata dall’uomo, gli hanno permesso di rimanere per 71 giorni a contatto con persone vulnerabili prima di essere scoperto e allontanato.

Trans pedofilo soggiorna per due mesi e mezzo in un rifugio per vittime di violenza

Per accedere al rifugio Katie Dolatowski — questo il nome del trans — aveva semplicemente fornito la documentazione che gli attestava una nuova identità, diversa da quella indicata nel registro dei pedofili e dei molestatori, riuscendo così a trovare posto nella sezione transgender, che ha spazi condivisi con donne e bambini. Il suo agghiacciante passato è emerso solo dieci settimane dopo. Il predatore sessuale, che aveva tentato di stuprare una bambina di dieci anni nel bagno di un supermercato e aveva filmato segretamente un dodicenne, è stato arrestato.

Non è la prima volta

Incredibilmente non è la prima volta che a Dolatowski viene garantito l’accesso a un centro di accoglienza per donne. Successe già nel febbraio del 2019, quando il trans — all’epoca senzatetto perché cacciato dai vicini che avevano scoperto la natura dei suoi crimini — aveva trovato rifugio in un ostello per donne grazie alla sua identità di genere autodichiarata. Questo nonostante Dolatowski non fosse in possesso di un certificato di riconoscimento di genere (GRC), un documento legale che certifica la modifica del nome e del sesso sui documenti di identità.

Orrore e prevaricazione nel nome dell’inclusione

La storia di Katie Dolatowski è una goccia nel mare di coloro che approfittano delle leggi  sull’accesso dei trans agli spazi femminili come carceri o rifugi anti-violenza per commettere abusi e violenze sessuali. Un’ulteriore, agghiacciante forma di violenza e oppressione nei confronti di donne che spesso hanno già subito abusi maschili e soffrono di condizioni come il disturbo da stress post-traumatico.

Attualmente, i detenuti maschi incarcerati nelle prigioni scozzesi possono essere trasferiti nelle carceri femminili: basta che si identifichino come transgender. Non stupisce quindi sapere che a ottobre, il sistema penitenziario del paese ha confermato che metà degli attuali detenuti «trans» che soggiornano nelle carceri femminili hanno iniziato a identificarsi come donne solo dopo essere stati condannati.

Cristina Gauri

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta