Roma, 16 mar — Dopo gli sport, i bagni pubblici e le quote rosa, i trans allungano gli artigli anche sui riconoscimenti un tempo destinati alle donne: è così che «Rachel» Levine, assistente segretario della Salute Usa e ammiraglio a quattro stelle dell’Us Public health service commissioned corps è stato nominato «donna dell’anno» dalla rivista Usa Today.

Il trans Rachel Levine è “donna dell’anno” 

Ma c’era da aspettarselo: già il mondo trans aveva subito un bruttissimo colpo, rimanendo a bocca asciutta nella finale di Miss Usa dove aveva trionfato la banalità cis-eteronormativa ed era stata eletta l’ennesima, ridondante donna biologicamente tale. Non le si può dare tutte vinte alle donne, pardon «persone con utero». Così ecco che la reginetta, o il reginetto, di Usa Today è l’ammiraglio di ferro Levine, il primo funzionario apertamente transgender di grado più alto nell’amministrazione Usa. L’ufficiale sanitario ha 64 anni e ha trascorso l’intera carriera professionale in medicina, pediatria (sic) per la precisione, prima di essere nominato Segretario della salute dello Stato della Pennsylvania dal governatore Tom Wolf nel 2017. Ma è il 2021 l’anno chiave per Levine: sull’onda dell’«arcobalenizzazione» della Casa Bianca, Biden lo nomina prima assistente segretario alla Salute, e poi a ottobre, lo fa ammiraglio a quattro stelle.

Pugno di ferro

Del resto, l’attitudine al comando e al pugno di ferro – da «cattivi» potremmo pensare si tratti di qualche rimasuglio di mascolinità tossica che ormoni, trucco e parrucco non sono riusciti a lavare via – l’aveva già dimostrata sin dall’inizio della pandemia, quando si era fatto promotore di restrizioni durissime e regole di distanziamento sociale aggressive, suscitando aspre polemiche. Ma nonostante la prestigiosa nomina Levine resta umile: «Sento davvero che tutto ciò che ho fatto, sia nella medicina accademica, nell’istruzione, nella ricerca clinica, in Pennsylvania e ora nel mio ruolo a livello nazionale, abbia contribuito ad aiutare la nazione nella più grande crisi di salute pubblica che abbiamo affrontato in oltre cento anni”, ha confidato a USA Today. 

Da tutto il mondo fioccano le congratulazioni per il riconoscimento ottenuto: l’unica voce dissonante di cui si ha notizia era stata quella del deputato statunitense Jim Banks, repubblicano dell’Indiana che alcuni mesi fa era stato bannato da Twitter per aver «violato i termini di servizio» di utilizzando il «pronome sbagliato» per rivolgersi a Levine in un tweet sul suo profilo ufficiale. «Il titolo di “prima funzionaria a quattro stelle” è stato preso da un uomo», aveva twittato il deputato rivolgendosi a Levine. Un individuo per il quale l’espressione «donna con le palle» assume una sfumatura più significativa.

Cristina Gauri  

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3 Commenti

  1. Vi invito ad una riflessione …… abbiamo più in comune con la “nuova Sodoma” o con la
    CIVILE RUSSIA ?

    Donne barbute , odio dei bianchi , odio per la nostra cultura a favore di USI e COSTUMI
    Da terzo mondo ….. serve ALTRO ?

    Putin non è un Boy Scout , ma con lui si può parlare , con joe lo scorreggione e la sua
    BANDA NO .

  2. Cristina Gauri? Il suo livello di giornalismo si deve essere fermato agli anni del liceo… articolo pessimo, privo di riflessioni. Migliora.

  3. Caro Fyro, un vero giornalista deve dare una notizia, le riflessioni dovrebbe farle ognuno, con il proprio cervello – ammesso che ne abbia uno e funzione – voler “imporre” riflessioni e “obbligare” gli altri a farle proprie mi pare più prezzolato che vero giornalismo.

    Ma magari a Botteghe Oscure, che mi ricorda tanto la “Security through obscurity” capitalista oltre atlantica
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2014/03/16/legge-proprietaria/

    avete altre opinioni.

    Io avrei scritto che era mia opinione che non si trattasse di vero giornalismo fossi stato in Lei.

    Con osservanza (e complimenti a chi attirandosi certe critiche si dimostra non prezzolato).

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