Roma, 16 mar – Mentre la guerra sul campo continua, qualcosa si muove sul tavolo dei negoziati. Un fronte, quest’ultimo, da seguire con attenzione nelle prossime ore perché decisivo per arrivare a un accordo tra le parti al momento ancora lontane. Le novità rilevanti, per quanto non appaiono ancora risolutive, sono essenzialmente due: il cambio di approccio del presidente ucraino (tra “negoziati realistici” e niet all’ingresso nella Nato) e l’attivismo diplomatico della Turchia. Ieri Volodymyr Zelensky ha ammesso che l’Ucraina non può entrare a far parte della Nato. “E’ chiaro che l’Ucraina non è un membro della Nato. Lo capiamo questo. Per anni abbiamo sentito parlare di presunte porte aperte, ma abbiamo sentito dire che non possiamo entrarci. E questo è vero, e dobbiamo ammetterlo”, ha dichiarato. “Sono lieto che la nostra gente stia cominciando a capirlo e a fare affidamento su sé stessa e sui nostri partner che ci aiutano”.

Zelensky: “Negoziati più realistici”

Nella notte, nel consueto discorso alla nazione, Zelensky ha definito le trattative in corso “più realistiche”, aprendo dunque alla possibilità di un punto d’incontro con la Russia. “Tutte le guerre terminano con un accordo”, sono negoziati “difficili” ma “di fondamentale importanza”, ha detto. “E mi dicono che le posizioni ai colloqui ora suonano più realistiche“, ha precisato il presidente ucraino, affermando poi che ora “c’è sicuramente spazio per compromessi”. Tuttavia “abbiamo bisogno di tempo perché le decisioni da prendere siano nell’interesse dell’Ucraina”.

La replica di Mosca: “E’ Kiev a dover mostrare realismo”

Stamani è arrivata la replica di Mosca: “Chiedete alla parte ucraina se è diventata più realistica, meno distaccata dalla realtà“, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Un’apparente doccia fredda che segue la nota del Cremlino a seguito della conversazione telefonica – tenutasi ieri – tra Vladimir Putin e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.  “Putin ha delineato le sue valutazioni fondamentali sui negoziati in corso tra i rappresentanti russi e ucraini per elaborare accordi che tengano conto delle ben note richieste russe”. Ma al contempo “è stato notato che Kiev non dimostra un atteggiamento serio verso la ricerca di soluzioni reciprocamente accettabili”.

Non è mai semplice decifrare il linguaggio diplomatico, perché è spesso un’altalena di aperture e chiusure volte a nascondere le carte. Senza dubbio però qualcosa sembra muoversi, verso un auspicato compromesso che comunque non avverrà nelle prossime ore.

La mossa turca

L’altro elemento da prendere in seria considerazione, a proposito di realismo, come detto è l’intervento diplomatico di Ankara. Oggi il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, si recherà a Mosca e domani a Leopoli per tentare la mediazione tra le parti. Ad annunciarlo è stato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Nella capitale russa Cavusoglu incontrerà il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, a Leopoli il suo omologo ucraino Dmytro Kuleba. Cavusoglu “continuerà i nostri sforzi per raggiungere un cessate il fuoco e la pace attraverso colloqui con entrambe le parti”, ha detto Erdogan. Ricordiamo che la stessa Turchia aveva ospitato ad Antalya l’incontro tra Lavrov e Kuleba.

La mossa di Ankara è particolarmente importante perché la Turchia, pur essendo Paese membro della Nato, ha assunto un atteggiamento meno di rottura con Mosca. Questo è dovuto alle storiche relazioni con la Russia – non sempre distese chiaramente – ma soprattutto al ruolo di perno imprescindibile che Ankara svolge nel Mar Nero. L’area più ambita dallo “zar russo” è la stessa in cui il “sultano turco” si trova ancora in posizione dominante. La prosecuzione della guerra potrebbe aprire scenari molto pericolosi anche per la Turchia.

Eugenio Palazzini

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