Roma, 26 apr – Cosa succede in Transnistria? Il conflitto in Ucraina può davvero estendersi al “gemello del Donbass”, ufficialmente appartenente alla Moldavia ma indipendente de facto dal 1990? Il rischio c’è, come abbiamo segnalato varie volte su questo giornale. Il segnale più preoccupante è arrivato nella giornata di ieri, con un attacco al quartier generale del ministero della Sicurezza di Tiraspol, capitale internazionalmente non riconosciuta (neppure dalla Russia) della Transnistria. L’edificio è stato preso di mira con granate leggere anti-tank. A renderlo noto è stato il ministero dell’Interno della Repubblica filorussa autoproclamatasi indipendente.

Transnistria, cosa succede

“Sono andate distrutte – si legge nella nota ministeriale – le finestre ai piani superiori. Dai locali esce del fumo. L’area adiacente è stata transennata dagli agenti. Sul posto sono arrivati una squadra inquirente, artificieri, vigili del fuoco, squadre di ambulanze e specialisti di altri servizi d’emergenza. Secondo le prime risultanze delle indagini, sono stati sparati colpi usando un leggero lanciagranate anticarro. Non sono segnalate vittime”.

Il governo moldavo, in un comunicato, sostiene che “l’obiettivo dell’incidente è creare un pretesto per un’escalation nella regione della Transnistria, che non è controllata dalle autorità costituzionali” di Chisinau.

Pochi giorni fa il generale russo Rustam Minnekayev, capo del distretto militare centrale russo, aveva dichiarato che il controllo “sull’Ucraina meridionale darà un altro punto di accesso alla Transnistria, dove pure sono stati osservati casi di oppressione della popolazione di lingua russa”.

Mentre oggi l’intelligence ucraina definisce l’attacco al ministero di Tiraspol “una provocazione russa” preparata da giorni che rientra in una “serie di misure provocatorie organizzate dal servizio federale di sicurezza russo per seminare il panico e sentimenti antiucraini”. Verosimilmente, come sempre in questi casi dall’inizio della guerra in Ucraina, assisteremo al solito rimpallo di accuse tra Kiev e Mosca.

Perché il “gemello del Donbass” è strategico

Sta di fatto che la Transnistria, striscia di terra speculare al Donbass, propaganda a parte è regione chiave per l’eventuale estensione del conflitto. Perché sul suo territorio sono stanziate da anni truppe russe e perché da lì potrebbe partire un’offensiva per chiudere a tenaglia la città portuale di Odessa. Sigillare il Mar Nero quindi, sempre più reale obiettivo malcelato da Mosca. E’ sufficiente osservare la carta geografica per comprendere quanto sia strategico questa “terra di nessuno”. Regione a est del fiume Dnestr, costellata di simboli sovietici, dove il tempo sembra essersi fermato e il comunismo non è ancora un vecchio ricordo. Considerata terra di affari loschi, traffico di armi e contrabbando, nel 2014, quando Putin si prese la Crimea e iniziò la guerra nel Donbass, la Transnistria chiese di aderire alla Russia. Da allora nulla è cambiato, neppure l’umore di chi governa a Tiraspol, distante meno di 100 chilometri da Odessa.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. Anche qui provocazioni degli attori in miniatura alla Elenski… (ma non si può ovviamente dire).
    A volte dai particolari si vedono le realtà, da Tiraspol al confine ucraino ho spedito, con e grazie ad altri locali esempi, la vettura a velocità impensabili nel est (oltre i 50/70/90), grazie ad una lunga strada fatta come si deve e controlli che i militari, giustamente, non si degnano neppure di dover fare. Vi raccomando davvero la lunga strada bucata, a dune profonde che ho percorso dopo verso Odessa! Questo qualche decina di mesi prima della guerra di ritorsione russa.
    Info anche a quelli con la pandina, dacia, uaz… che ogni tanto bisogna disciullare con giovanile ardore.

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