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Tripoli, 1 ago – Le autorità di Tripoli intendono chiudere i principali centri per immigrati. A riferirlo è al Wasat, giornale online libico, secondo cui Fathi Bashagha, ministro dell’Interno del governo di al-Sarraj, avrebbe già disposto la chiusura dei principali centri di detenzione nelle città di Misurata, Al-Khoms e Tajoura. Lo stesso sito sostiene che le procedure di evacuazione sono già iniziate.



La notizia, se confermata, palesa la volontà del governo di accordo nazionale di accettare le richieste dell’inviato Onu, Ghassam Salamé. Quest’ultimo aveva infatti invitato, negli scorsi giorni, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a rivolgersi a Tripoli chiedendo di prendere “la decisione strategica e a lungo rinviata, ma necessaria, di liberare coloro che sono detenuti nei centri”.

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Dove andranno gli immigrati?

Già un mese fa però Libya Observer aveva segnalato che il governo di al-Sarraj era intenzionato a chiudere i centri di detenzione su pressioni dell’Onu che li giudica non sicuri per gli immigrati. Un’intenzione che ha probabilmente subito un’accelerata in seguito al bombardamento del centro di Tajoura che provocò la morte di 52 persone il 2 luglio scorso. Gran parte delle vittime furono immigrati africani detenuti e il governo di Tripoli accusò di aver compiuto il raid aereo il nemico Haftar.

Adesso viene da chiedersi però, sempre appunto che i principali centri vengano chiusi sul serio, che fine faranno gli immigrati. Verranno ricollocati altrove in luoghi più sicuri (ammesso che in Libia ce ne siano) oppure saranno semplicemente liberati? Nel secondo e più probabile caso, con tutta evidenza, l’eventualità che la gran parte di loro cerchino di raggiungere le coste italiane non è certo peregrina.

Eugenio Palazzini

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