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Roma, 12 set – “Un’altra svolta storica oggi!”. Così Donald Trump, come di consueto via Twitter, ha annunciato l’accordo di pace raggiunto tra “i nostri grandi amici di Israele e del Bahrein, il secondo Paese arabo a fare pace con Israele in 30 giorni“. Precisiamo subito: in realtà le due nazioni in questione non erano affatto in guerra, dunque si tratterebbe di un’intesa che apre alla normalizzazione delle relazione diplomatiche. Esattamente come accaduto un mese fa quando il presidente Usa annunciò l’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti.

L’esultanza di Israele

E anche stavolta, al tweet di Trump è seguita la conferma di Benjamin Netanyahu: “Sono emozionato nell’informarvi che abbiamo raggiunto un altro accordo di pace con un altro Stato arabo, il Bahrein”, ha detto il premier israeliano in un videomessaggio ai cittadini. “E’ una nuova era di pace“, ha specificato Netanyahu. Ovvero “la pace in cambio della pace. L’economia in cambio dell’economia. Abbiamo investito nella pace per molti anni e adesso la pace investe in noi. Porterà con sé grandi investimenti nella economia di Israele”. Poi il leader israeliano ha ringraziato il presidente americano: “Questi accordi sono il frutto di un gran lavoro dietro le quinte, ma si sono realizzati grazie all’aiuto importante del nostro amico, il presidente degli Stati Uniti, il presidente Trump”.

La questione palestinese

A sua volta, anche il Bahrein ha confermato l’accordo e il ministro degli Esteri, Abdullatif Al Zayani, il prossimo 15 settembre parteciperà a un’apposita cerimonia alla Casa Bianca insieme al premier israeliano Benjamin Netanyahu e ai rappresentanti degli Emirati Arabi Uniti. In quell’occasione avverrà la più che simbolica firma della “Storica dichiarazione di Pace”. E’ quanto si apprende dalla dichiarazione congiunta di Usa, Regno del Bahrein e Stato di Israele. Nella stessa nota, i tre “nuovi” amici assicurano inoltre che si impegneranno per una “giusta, ampia e duratura soluzione del conflitto israelo-palestinese per consentire al popolo palestinese di realizzare il suo pieno potenziale“. Ecco, qui inevitabilmente si apre una riflessione. Perché se è indubbio che Trump abbia segnato l’ennesimo punto a suo favore in vista delle elezioni presidenziali – ed è quindi comprensibile il giubilo mostrato – è altrettanto chiaro che l’atavica questione palestinese difficilmente verrà risolta grazie a questi accordi.

I rischi 

Anzi, c’è il forte rischio che la tensione aumenti ulteriormente in tutto il Medio Oriente, visto che buona parte del mondo islamico (non solo arabo) non vede di buon occhio questa normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Israele. L’Autorità nazionale palestinese (Anp) e Hamas hanno interpretato come una provocazione l’accordo tra Israele e Bahrein, condannandolo. Ma a prescindere da queste scontate reazioni, adesso si pone una questione geopolitica che scuote soprattutto Teheran, principale bersaglio di Washington e Tel Aviv. Il Bahrein è infatti uno Stato-isola incastonato nel Golfo Persico, esattamente di fronte all’Iran. Occupa insomma una posizione altamente strategica e ospita la Quinta flotta degli Stati Uniti.

A Manama sono presenti più di 7mila militari Usa, quasi tutti della Marina, che hanno il preciso compito di mantenere la sicurezza del Golfo. Leggasi: difendere gli interessi americani. Con l’accordo “di pace” annunciato da Trump, un tremendo vento di guerra rischia di essere dietro l’angolo. Si badi, non si tratta ovviamente di auspicare il perdurare di un conflitto latente, il problema sostanziale è il mancato coinvolgimento nelle trattative diplomatiche dei principali attori mediorientali. Per questo questi accordi potrebbero tramutarsi in una bomba ad orologeria.

Eugenio Palazzini

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