Washington, 8 nov – Jeff Sessions, il ministro della giustizia degli Stati Uniti, si è dimesso su richiesta del presidente Donald Trump. Tra i due i rapporti erano lacerati da tempo, e Sessions, sostenitore di Trump fin dalla prima ora, era finito nel mirino del Presidente da quando lo scandalo Russiagate è entrato nel vivo. Sessions, infatti, aveva ha annunciato la sua astensione dalle indagini sulle ingerenze russe nelle elezioni americane, delegando al suo vice, Rod Rosenstein, il compito di gestire l’inchiesta.

Sebbene se ne parlasse da tempo, il licenziamento mascherato da dimissioni è il primo rimpasto nell’amministrazione Trump all’indomani delle elezioni di midterm, che hanno visto i democratici riprendere dopo otto anni il controllo della Camera, e i Repubblicani rafforzare il proprio potere al Senato. Il presidente, cantando vittoria nonostante la sconfitta in uno dei due rami del Parlamento, ha auspicato poi una collaborazione bipartisan con il nuovo Congresso e ha chiesto ai dem di lavorare insieme su “infrastrutture”, “sanità” e “ambiente”.

La richiesta di dimissioni è arrivata a Sessions da parte di John Kelly, capo dello staff della Casa Bianca, mediante una telefonata. Immediata, e assai eloquente, la risposta fatta arrivare al tycoon dal ministro della Giustizia: “Caro Presidente, su sua richiesta rassegno le mie dimissioni”. Trump lo ha a sua volta ringraziato via twitter, annunciando che sarà Matthew Whitaker, capo dello staff di Sessions, ad assumere temporaneamente e ad interim il ruolo di ministro della Giustizia. La nomina di un sostituto permanente dovrà essere approvata al Senato, ancora controllato dal partito Repubblicano.

La leader dem alla Camera, Nancy Pelosi, dopo le dimissioni di Sessions ha così commentato su twitter: “È impossibile leggere il licenziamento del ministro della Giustizia Jeff Sessions come qualcosa di diverso da un altro spudorato tentativo di Donald Trump di minare e mettere fine all’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller“. Quello che infatti Trump a questo punto potrebbe fare sarebbe licenziare anche Mueller, che è stato messo a capo dell’indagine da Rosenstein.

Anna Pedri

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