«Che cosa ci può essere di più deprimente di un popolo che, nel centenario di quella vittoria che forgiò la sua identità e lo fece assurgere a potenza mondiale, non è riuscito a organizzare delle commemorazioni e dei festeggiamenti degni di questo nome? Sì, perché quel 4 novembre del 1918 l’Italia non si limitò a sottoscrivere un armistizio che poneva fine alle ostilità con l’Austria-Ungheria, ma piuttosto si riscoprì nazione forgiata nel sacro fuoco del combattimento e del comune sangue versato. Perché questo fu il valore simbolico della Vittoria: la conclusione del processo di unificazione di tutti gli italiani sotto un’unica bandiera, il Tricolore, e la raggiunta consapevolezza della loro unione morale e spirituale, unione temprata da un immane sforzo bellico».

Questo è un estratto dall’articolo di Valerio Benedetti, “Un Popolo senza memoria è un Popolo senza futuro” che verrà pubblicato sul nuovo numero de Il Primato Nazionale di novembre.
Nel 1918, l’Italia conquistava infatti la più grande vittoria della sua storia. Nel 2018, cento anni dopo, l’Italia ha paura di ricordare gli eroi che compirono quell’impresa. Come è potuto accadere? Ve lo spieghiamo sul numero di novembre de Il Primato NazionaleLo trovate in tutte le edicole!

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