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Roma, 24 giu – “È il muro più potente che ci sia al mondo”. Così Donald Trump, in visita a una sezione del muro costruito al confine tra Usa e Messico, a San Luis (Arizona), ha manifestato tutta la sua ammirazione per una barriera ancora da completare. Eppure il presidente repubblicano, che dall’inizio del suo mandato si è sperticato per finire al più presto l’opera, adesso si vanta della straordinaria efficacia di un muro che a suo dire non è stato utile soltanto per fermare i clandestini ma anche per bloccare il coronavirus. Ora, nel primo caso può darsi pure che una qualche efficacia l’abbia avuta, nel secondo non ce la sentiamo proprio di sbilanciarci. Anzi, a ben vedere gli Stati Uniti hanno un bel problema con il Covid galoppante, che è si incuneato negli States senza dover affrontare lo sbarramento alla frontiera col Messico.

Barriera “invalicabile”

Trump però è convinto del contrario e nel celebrare la realizzazione del duecentesimo miglio (321 chilometri) del muro, ha espresso tutto il suo entusiasmo.”È il muro frontaliero con la struttura più potente e completa al mondo – ha dichiarato il presidente americano – è dotato di una tecnologia da non credere, tra sensori e telecamere e tutto il resto”. Sensori e telecamere bloccano il virus? No, ma neanche troppo implicitamente Trump ha fatto intendere che sarebbe potuto arrivare negli Stati Uniti tramite i clandestini messicani. Visto però che a sentire il tycoon si tratta di una barriera “invalicabile a meno che non si disponga di una scala eccezionalmente lunga” (o di qualche tunnel scavato altrove, ma evitiamo di agitare il sonno presidenziale), nessun clandestino latinoamericano riuscirebbe a passare il confine.

Ma il muro è ancora un topolino

Sta di fatto che dopo anni di lavori, interruzioni e infinite diatribe a riguardo, “il muro più potente del mondo” è ancora un topolino rispetto alla montagna evocata da Trump. Sì perché l’inaugurazione del duecentesimo miglio significa che ancora il governo americano non è giunto neppure a metà dell’opera. Ma Trump non si scoraggia, tutt’altro. “Siamo sulla buona strada per completare le 450 miglia entro la fine dell’anno – ha detto il presidente repubblicano durante una tavola rotonda a Yuma – e i 500 quasi immediatamente dopo. Potremmo anche raggiungere l’obiettivo delle 500 miglia entro la fine dell’anno. Stiamo facendo un lavoro incredibile. Voglio ringraziare il corpo degli ingegneri dell’esercito. Sono stati incredibili”. Staremo a vedere, ma considerato com’è andata finora, Trump sembra il solito inguaribile ottimista.

Eugenio Palazzini

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