Washington, 16 giu – Trump rispolvera le sanzioni a Cuba. Finisce così l’illusione obamiana di una normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Washington e L’Avana. Trump oggi terrà un discorso da Miami, in cui annuncerà una serie di restrizioni. Nel mirino della Casa Bianca non ci sarebbero le relazioni diplomatiche che, fanno sapere da Washington, proseguiranno sulla scorta delle svolte di Obama, e le compagnie aeree e navali potranno continuare a servire l’isola.

Quello che interessa a Trump è dire basta al flusso di denaro verso i militari, accusati di alimentare la repressione. Ma i militari, a Cuba, sono anche proprietari di grandi catene alberghiere e sono l’operatore principale in campo turistico, su cui L’Avana punta per rilanciare la stagnante economia cubana, che risente non poco della crisi in Venezuela. È l’agenzia turistica Gaviota, che fa capo ai militari, a detenere la proprietà dell’hotel pluristellato recentemente aperto sull’isola all’interno del Manzana de Gomez Mall, il primo centro commerciale di lusso di Cuba. Agli americani che si recheranno a Cuba, infatti, sarà vietato soggiornare negli alberghi e mangiare nei ristoranti gestiti dal Governo.

Il Manzana de Gomez Mall a L’Avana

In caso di transazioni finanziarie verso queste realtà il Dipartimento del Tesoro è autorizzato a chiedere giustificazioni fino a cinque anni dopo il soggiorno. Non solo: chiunque organizzerà un viaggio sull’isola sarà tenuto a presentare un programma minuzioso che indichi le attività previste per «incontri con il popolo cubano, sostegno alla società civile e promozione dell’indipendenza dei cubani dalle autorità». In luogo degli albergoni di lusso dei militari, si consiglia di alloggiare in pensioni e affittacamere gestiti da gente del posto, e di mangiare in trattorie tipiche.

Insomma, Trump si preoccupa della libertà del popolo cubano. Nella bozza del discorso, pubblicata da Politico, Trump afferma: “La politica della mia Amministrazione sarà guidata dalla tutela degli interessi nazionali e dalla solidarietà verso il popolo cubano”. E ancora: “cercherò di promuovere un Paese stabile, libero e prospero per il popolo cubano. A questo fine dobbiamo assicurarci che i fondi americani non finiscano ad un regime che non rispetta neanche le più elementari basi di una società libera e giusta”.

Lo stop a queste restrizioni, che ancora non si sa quando entreranno in vigore, potrebbe essere revocato nel momento in cui Cuba libererà i prigionieri politici e indirà libere elezioni democratiche. È difficile non pensare che le restrizioni verso il flusso di denaro verso le realtà gestite dai militari non vada a influire sul turismo. Trump sembra abbia deciso le restrizioni anche per non deludere la componente anti-castrista, capeggiata dal senatore Marco Rubio, che non poco ha contribuito alla sua elezione alla Casa Bianca. E in tempi così difficili per la presidenza Trump questo può rappresentare una boccata d’ossigeno.

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Commenti

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2 Commenti

  1. Trump dovrebbe preoccuparsi degli emirati arabi invece di vendergli armi! Gli USA continuano a foraggiare i creatori dell’ Isis. Cuba ,con le sue imperfezioni, è pur sempre un governo di cultura occidentale che troverà la sua naturale maturazione! Non necessita certo del ”genio” di Trump!
    I Cubani sono un popolo con un forte senso nazionale e sociale non si spaventeranno o tradiranno la loro identità nazionale-sociale per lo svolazzar di capell e minacce di trump!!!

  2. Sono d’accordissimo con Tony. Trovo però una cosa buona il soggiornare nelle pensioncine e nelle trattorie gestite dai locali.

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