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Saif Al-Deen Al Rezgui SousseTunisi, 1 lug – Saif Al-Deen Al Rezgui, il tunisino responsabile della strage al resort di Sousse che ha causato 38 morti, si è addestrato in Libia insieme agli esecutori dell’attacco al museo del Bardo, meno di due mesi fa.
A rivelare la notizia sono fonti dell’intelligence di Tunisi, secondo cui l’attentatore avrebbe passato un periodo di addestramento presso Sabratha, città a pochi km da Tripoli, dove si trovavano anche gli attentatori che nel museo della capitale tunisina uccisero 22 persone ad inizio maggio. Sabratha, nota fra le altre cose per il suo inestimabile patrimonio archeologico di epoca romana, è divenuta nel tempo una sorta di “quartier generale” per la formazione dei militanti fondamentalisti.
La sua presenza in Libia era già nota alle forze dell’ordine, ma Al Rezgui avrebbe “attraversato la frontiera segretamente”, spiega il ministro dell’interno della Tunisia, Rafik Chelli. Emerge inoltre un ulteriore particolare: Al Rezgui non avrebbe agito in autonomia, ma sarebbe legato a Saifallah Ben Hassine -uno dei fondatori di Ansar Al Sharia, principale gruppo jihadista nella sponda sud del Mediterraneo- che prima di rientrare in Tunisia ha vissuto per anni in Gran Bretagna, da dove è stato espulso del 2013.
Tunisia e Libia furono i primi luoghi nei quali presero il via la serie di rivolte popolari poi passate alla storia come “primavere arabe”. Ora i due paesi sono uniti da un’ulteriore elemento in comune, il quale in realtà ha ben poco a che vedere con gli ideali di libertà e democrazia che ci si attendeva -o meglio: a questo punto, le attendeva probabilmente solo l’occidente che non ha esitato ad intervenire per rovesciare i regimi di Ben Ali e Gheddafi- di poter vedere, tanto retoricamente quanto poco pragmaticamente, fiorire anche in nordafrica.
Roberto Derta

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