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Ankara, 1 apr – Il trono del sultano scricchiola ad Ankara e Istanbul. Le due principali città turche, a prescindere dai risultati definitivi delle elezioni amministrative, hanno lanciato un messaggio chiaro a Erdogan: il potere non è infinito. Se è vero che più del 50% dei comuni turchi sarà di nuovo guidato dall’Akp, il partito di governo del presidente, Erdogan potrebbe subire una sconfitta storica nell’antica Bisanzio, dove il candidato dell’opposizione Ekrem Imamoglu sta per aggiudicarsi la vittoria, stando a quanto riferito dall’agenzia ufficiale turca Anadolu. In questo caso lo scarto rispetto al candidato di Erdogan è infinitesimale, dunque un ribaltamento è ancora possibile.

Simile la situazione ad Ankara, altra storica roccaforte dell’Akp, che amministra la capitale dal 1994. Intanto il presidente della Turchia ha ringraziato i cittadini per la “quindicesima vittoria consecutiva” del suo partito. “Voglio ringraziare tutti i cittadini, specialmente i fratelli curdi, la sensibilità mostrata oggi sulla questione della sopravvivenza”, ha dichiarato Erdogan. I dati però parlano chiaro, quella del sultano è una battuta di arresto per certi versi inaspettata.

Una “vittoria mutilata”?

Potremmo definirla generosamente una “vittoria mutilata”, ma a ben vedere si tratta di un vero e proprio scossone nei confronti di chi ha sin qui mostrato di non temere rivali. Anche in altri centri importanti della nazione, come la città industriale di Adana e la nota località turistica Antalya, l’Akp frena sensibilmente. Se poi ad Ankara il candidato dell’opposizione socialdemocratica, Manus Yavas, ha già cantato vittoria con il 50,6% dei voti, Erdogan si prepara a contestare i risultati a lui sfavorevoli. A partire proprio dalla capitale, dove ha già fatto intendere che a suo avviso vi sono state delle irregolarità.

Il segretario generale, Fatih Sahin, ha dichiarato che vi sarà un ricorso perché ha rilevato violazioni e voti invalidi. Dopo 25 anni di regno incontrastato però, il potere assoluto di Erdogan viene messo in discussione. I contraccolpi saranno dunque inevitabili, e se è vero che al momento non c’è alcuna possibilità che il sultano molli il potere, il popolo turco mostra di non avere più troppi timori reverenziali nei suoi confronti.

Eugenio Palazzini

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