Roma, 11 dic – Ad Ankara il 24 novembre scorso è giunto il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Scopo della visita suggellare la normalizzazione delle relazioni tra le due potenze regionali. L’intelligence di Turchia ed Emirati Arabi hanno lavorato per mesi al riavvicinamento, progettato per aprire la strada a una fiorente cooperazione economica.

Turchia ed Emirati Arabi Uniti: la riconciliazione nel segno dei droni

Bin Zayed ha lasciato Ankara con l’impegno di investire i primi 10 miliardi di dollari in alcuni settori come l’energia, i trasporti e la sanità. Tuttavia, gli interessi principali del principe ereditario degli Emirati Arabi in Turchia risiedono nell’industria militare locale. Più specificamente nei droni Bayraktar TB2 di Baykar Makina. Si è interessato a questi dopo che Rabat, che ne ha acquisito un lotto a luglio, ha fatto una grande dimostrazione a una delegazione emiratina.

Alla luce di questo interesse, il fratellastro Hamed bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, a capo del fondo sovrano Abu Dhabi Investment Authority, si è rivolto a Baykar a settembre per discutere di un potenziale investimento nel gruppo turco. Durante il suo soggiorno ad Ankara, ha anche incontrato il capo del dipartimento militare di Baykar, Selçuk Bayraktar, che è anche genero di Erdogan. Abu Dhabi aveva già mostrato interesse in passato per i droni prodotti dalla Turkish Aircraft Industries, gruppo vicino all’esercito turco prima che nel 2017 i colloqui si fermassero per il blocco contro il Qatar. Doha è ancora il più grande cliente di Baykar nella regione, nonostante le trattative con Riyadh.

Permangono frizioni tra le due potenze regionali

Affari a parte, Turchia ed Emirati Arabi sono ancora in disaccordo su Mohamed Dahlan, ex capo del Servizio di sicurezza preventiva dell’Autorità palestinese. Ankara ha accusato Dahlan, soprannominato “Abu Fadi”, di aver partecipato di nascosto al fallito tentativo di rovesciare Erdogan nel luglio 2016. Da cui l’offerta di una ricompensa di due milioni di dollari per la sua cattura. Dahlan ha già perso la sua credibilità ad Abu Dhabi, dove lo sponsor bin Zayed ​​inizia a dubitare della sua capacità di candidarsi alla presidenza palestinese dopo Mahmoud Abbas. È stato privato delle sue funzioni manageriali relative alla Turchia e al Corno d’Africa. Successivamente affidate ai membri della cerchia ristretta del consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti Tahnoon bin Zayed Al Nayan. Ankara è anche nervosa per Sedat Peker, uomo d’affari turco che vive in esilio a Dubai e stretto conoscente di Dahlan, che Erdogan vorrebbe vedere estradato.

L’incontro di riconciliazione dovrebbe portare a una visita ad Abu Dhabi di Erdogan a febbraio. Questo il frutto di mesi di trattative tra il servizio di intelligence di Ankara e il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti. Anche il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel ha avuto un ruolo, avendo recentemente riaperto un canale di discussione con Fidan per agire per conto del consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti.

Roberto Favazzo

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