Nicosia, 24 feb – Si conclude nel peggior modo possibile per l’Italia la vicenda della Saipem 12000, la piattaforma navale che per conto dell’Eni doveva esplorare le acque di Cipro alla ricerca di idrocarburi.

Nonostante operasse sulla base di un accordo con le autorità greco-cipriote in una zona economica esclusiva a sud dell’isola (a largo della città di Limassol), le attività di Eni sono state impedite da un blocco navale da parte della Turchia, che controlla la parte nord di Cipro ma rivendica sovranità territoriale su porzioni di mare che promettono di essere ricche di gas naturale. Da qui l’invio di navi di Ankara, con Eni che ha tentato di forzare il blocco – che costava 600mila euro al giorno – dovendosi però ritirare in quanto la marina turca avrebbe minacciato di usare la forza contro la piattaforma.

Una decisione presa a malincuore da Eni: “Siamo abituati a possibili contenziosi, non siamo andati via dalla Libia o da altri Paesi dove c’erano situazioni complesse”, ha spiegato l’amministratore delegato della società, Claudio Descalzi. A nulla sono valsi i tentativi di dirimere la question per via diplomatica: “Abbiamo fatto un ultimo tentativo, ma un’intesa non è stata possibile a causa della posizione della Turchia”, denuncia George Lakkotrypis, ministro dell’Energia di Cipro. A poco sono serviti i (deboli) sforzi dell’Unione Europea, con l’Italia grande assente: in zona era presente la fregata Zeffiro della nostra marina militare, la quale però, stando a quanto comunicato dal ministero della Difesa, si è limitata a seguire gli eventi senza intervenire.

Nicola Mattei

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4 Commenti

  1. Che figura di merda , umiliati e sbeffeggiati,oggi i piddini e i sodomiti di liberi e diversi troveranno energie contro i rigurgiti fascisti…….. gentilone,minnito,alfino e pinotta inadeguati e impreparati spernacchiati dal dittatore turco. Vergogna. Servi senza dignità.

  2. …non avete capito…..la nostra marina serve a raccattare i clandestini….sparare al ‘mamma li turchi ” è troppo pericoloso….

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