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Roma, 19 lug – Tre condanne a morte e un ergastolo per avere stuprato, sgozzato e decapitato le due turiste scandinave trovate morte a dicembre in Marocco. E’ così terminato il processo per l’agghiacciante omicidio di Louisa Vesterager Jespersen, studentessa danese di 24 anni, e la sua amica Maren Ureland, norvegese di 28, barbaramente assassinate mentre mentre facevano trekking alle pendici del monte Toubkal, a 70 chilometri da Marrakech. Gli ultimi, attimi della loro vita erano stati immortalati dai loro carnefici in un video che aveva fatto il giro del mondo. Il filmato mostrava una delle due donne chiamare la madre, alcuni istanti prima che gli assassini la decapitassero con una mannaia.

La sentenza

La sentenza è stata emessa da una Corte di Salè: i condannati a morte sono il presunto capo di un gruppo jihadista, Abdessamed Ejjoud, e due suoi compagni. In Marocco l’ultima esecuzione risale al 1993. Il processo, il cui svolgimento ha avuto luogo a porte chiuse, ha portato alla condanna di 21 imputati – tutti ritenuti complici degli esecutori materiali degli assassini – con pene che vanno da 5 anni di reclusione all’ergastolo. La pena di morte è andata a Abdessamad Ejjoud, la mente della cellula terrorista, ed autore del delitto di una delle due ragazze, Younes Ouaziyad, che ha ammesso di aver ucciso l’altra studentessa, e Rachid Afatti, che riprese la scena. Ergastolo per Abderrahim Khayali, l’autista che si è allontanato al momento del delitto. Tutti e 24 gli imputati dovevano rispondere dell’accusa di «costituzione di banda per preparare e commettere atti terroristici, omicidio premeditato, possesso d’armi, tentativo di fabbricare esplosivi, nel quadro di un progetto collettivo che voleva portare grave attentato all’ordine pubblico». I condannati a morte hanno chiesto il «perdono di Dio». «Non c’è Dio all’infuori di Allah. Che mi perdoni’», ha detto Abdessamad Ejjoud poco prima della sentenza.

Cristina Gauri

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