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Buenos Aires, 1 dic – Tutti morti in due minuti. È questa l’ipotesi sulla tragica fine dei 44 membri dell’equipaggio del sottomarino Ara San Juan, scomparso due settimane fa nelle acque del sud dell’Atlantico e del quale ormai l’Argentina ha sospeso le ricerche. Ogni speranza di ritrovare vivi gli occupanti del sommergibile è nulla, dato che è già stato superato il doppio dei giorni di autonomia che permetteva la sopravvivenza sott’acqua.

Ad avanzare l’ipotesi dei due minuti di terrore che hanno portato alla morte di tutto l’equipaggio è stato Horacio Tobias, capitano di fregata e ingegnere navale, in un’intervista a “Clarin”, il più importante quotidiano argentino. L’ingegnere ha spiegato che il sottomarino ha subito una scarica elettrica incontrollata con l’ingresso di acqua di mare che ha provocato un’esplosione interna. Tempo 120 secondi e tutti sono morti per avvelenamento da idrogeno.

L’ultimo messaggio lanciato dal sommergibile dal comandante con una telefonata satellitare riferiva che era “entrata acqua dallo snorkel e che le batterie erano andate in corto e si era sviluppato un incendio”. Questo messaggio è alla base della teoria sviluppata da Horacio Tobias, che risulta assai credibile.

E così a due settimane di ricerche incessanti, che hanno impiegato oltre 4000 soldati, 28 navi e nove aerei da 18 Paesi, la Marina militare argentina ha annunciato ufficialmente che rinuncia a cercare di ritrovare vivo l’equipaggio e cambia strategia, concentrandosi sulla ricerca del relitto per determinare con precisione cosa sia successo a bordo. I familiari di sette dei membri dell’equipaggio del San Juan, hanno annunciato intanto che si sono costituiti parti civili nel fascicolo aperto da un magistrato federale argentino per indagare sull’episodio.

Finora sono stati setacciati 40 km quadrati di acque e fondali ma il mare non ha restituito ancora nulla. E così potrebbe essere per sempre, perché esiste il rischio che il sottomarino si sia disintegrato.

Anna Pedri

 

 

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3 Commenti

  1. Poverini, spero sia andata così davvero, che morire con l’ossigeno che finisce piano piano è orribile. R.i.P.

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