Roma, 8 mar – La guerra in atto sta spalancando le porte a una serie di scenari imprevedibili ed evidenzia un aspetto difficilmente digeribile per chi è abituato a osservare le dinamiche geopolitiche con superficiale manicheismo. Sta emergendo, in sostanza, la complessità delle relazioni internazionali. Oggi più che mai liquide, non ingessate sugli schemi del secolo scorso, volubili poiché strettamente contingenti sono le basi su cui si reggono. Se afferriamo questo concetto colpisce allora, senza però stupire troppo, quanto sta accadendo in una terra geograficamente lontanissima dal conflitto in Ucraina. Parliamo del Venezuela, sulla carta – in questo caso politica più che geografica – da anni vicina alla Russia e lontana dagli Usa.

Venezuela e Stati Uniti, c’eravamo tanto odiati

Con l’imposizione delle sanzioni a Mosca, il governo di Caracas ha reagito come preventivabile: non si è allineato, puntando il dito contro l’Occidente. “È un crimine quello che stanno facendo contro il popolo russo, una guerra economica. Ora che l’Occidente è andato in isteria, disperazione e follia contro la Russia, noi manterremo le nostre relazioni commerciali con la Russia e siamo pronti a vendere loro tutto ciò che possiamo”, ha dichiarato il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Scontato, sin troppo. Eppure, a riprova del fluido che erode qualunque certezza nei rapporti tra le nazioni, sabato scorso qualcosa ha scosso la granitica presa di posizione del Paese sudamericano.

Il petrolio del mio nemico 

Un incontro del tutto inatteso tra una delegazione del governo degli Stati Uniti e il governo di Caracas. Una riunione che Maduro ha definito “rispettosa, cordiale e molto diplomatica”. Insolito gergo diplomatico per chi è abituato a darsele di santa ragione proprio con gli americani. “Mi è sembrato molto importante poter parlare faccia a faccia delle questioni di maggiore interesse per il Venezuela e il mondo”, ha precisato Maduro, specificando che “i colloqui, il coordinamento e l’agenda positiva con il governo degli Stati Uniti continueranno”. Su cosa esattamente? E’ lo stesso presidente venezuelano a evidenziarlo: “Il Venezuela è pronto, una volta rafforzata la Pdvsa (colosso venezuelano del petrolio, ndr), ad aumentare di uno, due, tre milioni di barili se necessario per la stabilità del mondo”.

La mossa americana è un problema per l’Europa

La svolta improvvisa sugli idrocarburi arriva proprio adesso che Washington valuta nuove sanzioni alla Russia, in particolare su petrolio e gas. Di conseguenza l’amministrazione Biden sembra intenzionata, come sottolineato ieri dalla Cnn, a considerare la possibilità di allentare le sanzioni al Venezuela, per far sì che Caracas possa produrre più petrolio e quindi possa venderlo sul mercato internazionale. La mossa americana appare quindi chiara: isolare ancor di più la Russia, allontanandola anche dai suoi alleati storici in Sud America. Passi concreti in tal senso ancora non ci sono, eppure secondo il New York Times gli Stati Uniti avrebbero promesso al Venezuela anche il rilascio di detenuti, pur di stringere un accordo volto a mettere ulteriormente all’angolo i russi. E’ un piano fortemente rischioso per ovvi motivi, di ardua realizzazione e poco auspicabile da un’Europa che si ritroverebbe in seria difficoltà sul fronte energetico. Come se non lo fosse già abbastanza.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. C’è sempre stato un triangolo molto tossico tra Miami, Caracas, Bogotà, pronto all’ occasione per altre evenienze… Non mi pare il caso di meravigliarsi più di tanto.

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