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Roma, 20 mar – Esiste qualcuno che può dirsi al sicuro dall’isterismo antirazzista? A quanto pare no, nemmeno se si fa parte delle cosiddette «minoranze etniche». Lo testimonia la vicenda di Alex McCammond, 27enne giornalista afroamericana e neonominata direttrice del correttissimo Teen Vogue. La McCammond si è vista stroncare la carriera – ed è stata costretta a rassegnare le proprie dimissioni – in seguito alle polemiche sorte per alcuni tweet, pubblicati quando la giornalista aveva 17 anni, giudicati «razzisti» nei confronti degli asiatici.

Licenziata da Teen Vogue per tweet contro gli asiatici

Arrivata il 5 marzo alla direzione dell’edizione per teenager della famosa rivista di moda, la 27enne è stata «fregata» da alcuni tweet, riesumati da qualche bene informato, di cui peraltro si era già scusata nel 2019. Un messaggio era stato scritto per lamentarsi di «uno stupido professore asiatico» che le aveva messo un brutto voto. Un altro riguardava una ricerca «su Google per capire come non svegliarmi con gli occhi gonfi da asiatica». 

Inutile scusarsi

Alla Condé Nast, casa editrice di Vogue, tutti erano al corrente dello «scivolone» (e relative scuse del 2019) della McCammond, che aveva anche cancellato i post. Ma non è bastato ai dipendenti di Teen Vogue, che hanno scritto una lettera contro la neo direttrice. «Sono davvero dispiaciuta per aver usato un linguaggio così offensivo. E non scusabile in qualunque momento della mia vita», aveva twittato. Nemmeno cospargersi il capo di cenere per la seconda volta è servito alla giornalista afroamericana – nominata giornalista emergente dell’anno dall’Associazione dei giornalisti neri. Sì, perché un paio di investitori importanti hanno annunciato di voler ritirare la propria pubblicità su Teen Vogue.
Ubi money, tutto cessat, e la carriera della McCammond è finita nel cassone dell’immondizia. «Dopo aver parlato con Alexi abbiamo concordato che la cosa migliore fosse separarci, in modo da non oscurare l’importante lavoro che stiamo facendo a Teen Vogue», ha scritto ai dipendenti il direttore del personale di Condé Nast Stan Duncan.   Inutile scusarsi, inutile persino avere il colore della pelle «giusto». Ci sarà sempre qualcuno più oppresso di te, e tu verrai fagocitato dagli stessi ingranaggi che hai contribuito ad oliare. Se pesti i piedi alla minoranza coccolata di turno – in questo caso, gli asiatici, indicati recentemente come «vittime» di razzismo a causa all’origine cinese del Covid – non ti salva nemmeno la quantità di melanina che possiedi.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Questo è uno di quei casi nel quale, la follia del politically correct, ogni tanto finisce per rivelarsi un boomerang quando si cavalca troppo, fino all’esasperazione.
    Ovviamente non mi riferisco alla ragazza che non c’entra niente, il licenziamento è totalmente ingiusto. Mi riferisco a quelle associazioni formate da gruppi composti per lo più da afro-americani che incitavano a licenziare chiunque dicesse una parola non conforme al loro politicamente corretto(a senso unico poi, ma evito di entrare su questo..), addirittura a distruggere statue e la storia di millenni, facendo anche del vandalismo. Persino basandosi su un commento sui social!!! Pazzesco. In conclusione: In questo caso mi verrebbe da dire che prima o poi quello che fai potrebbe ritornare al mittente(è una provocazione).

  2. Sarebbe molto utile sapere il nome del paio di investitori che hanno ricattato il giornale; in modo che si possa noi evitare di comprare i prodotti di simili carogne. Idioti, oltretutto: stupido professore asiatico si riferisce evidentemente alla stupidità dell’uomo, altrimenti avrebbe detto professore, stupido asiatico. Quella degli occhi poi è soltanto un’infelice, ma tipica, constatazione da adoloscenti. Già, perché si sta parlando del “reato” commesso da una diciassettenne!
    Chissà cosa facevano a 17 anni gli intransigenti investitori?

  3. Chi di razzismo ferisce …….

    Aspetto Megan lungo il fiume . E …. non era Harry quel reale inglese vestito da SS ????? Sieg Heil Harry ! ✋

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