Roma, 1 apr – Un miliziano italiano di 46 anni, Edy Ongaro, combattente con le forze separatiste del Donbass contro Kiev, è rimasto ucciso da una bomba a mano. Latitante dal 2015, Ongaro è caduto mercoledì in battaglia, nel villaggio di Adveedka, a nord di Donetsk. Veneto di Portogruaro, nome di battaglia “Bozambo” (in onore di un partigiano torturatore), era nel Donbass da anni. Il miliziano inizialmente era inquadrato nella Brigata Pryzrak composta soprattutto da foreign fighter che si sono uniti a partire dal 2015 alla causa filorussa. Poi era passato nell’esercito regolare della Dnr e combatteva per le Repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk.

Ucciso miliziano italiano nel Donbass, combatteva con i separatisti

La notizia della morte di Ongaro, diffusa dal Collettivo Stella Rossa Nordest, è stata confermata da Massimo Pin, amico del miliziano caduto, in contatto con esponenti della cosiddetta “carovana antifascista”  che si trova nell’oblast orientale. “Purtroppo è vero”, ha affermato Pin. “I compagni in Donbass sono stati informati della morte di Edy da ufficiali della milizia popolare di cui faceva parte. Prima di comunicarlo abbiano informato il padre e il fratello”.

Ongaro era latitante per la giustizia italiana dal 2015

Ongaro era latitante per la giustizia italiana dal 2015 per aver aggredito una barista a cui aveva sferrati un calcio all’addome perché si era rifiutata di versargli ancora da bere. Poi, in preda ai fumi dell’alcol, se l’era presa anche con i carabinieri, picchiando anche loro. Da quel giorno Ongaro era fuggito nel Donbass, arruolandosi nelle milizie separatiste filorusse.

Intanto proseguono i combattimenti dopo che ieri Mosca ha annunciato il cessate il fuoco per evacuare i civili da Mariupol. Kiev e Chernihiv sarebbero oggetto di limitati raid aerei russi nonostante l’annuncio di Mosca di una riduzione dell’attività militare nella regione. Lo denuncia il ministero della Difesa britannico, sulla base delle informazioni della sua intelligence. Le forze ucraine hanno ripreso il controllo della centrale nucleare di Chernobyl, affermando che l’area è fortemente contaminata.

Raid ucraino in territorio russo: colpiti otto serbatoi di petrolio a Belgorod

Otto serbatoi di petrolio sono in fiamme nel deposito di Belgorod, città russa al confine con l’Ucraina, dopo il raid con elicotteri attribuito da Mosca alle forze ucraine. Lo riferisce la Tass. L’agenzia cita una fonte del ministero per le Emergenze, secondo cui al lavoro per li spegnimento degli incendi sarebbero impegnati in questi momento 170 uomini e 50 mezzi. Anche il governatore russo di Belgorod ha accusato le forze ucraine di aver attaccato il deposito di petrolio. Vyacheslav Gladkov ha detto sul suo canale Telegram che un raid aereo condotto da due elicotteri ucraini ha colpito il deposito, provocando un incendio. Belgorod si trova appena a nord del confine con l’Ucraina.

Zelensky rimuove due generali: “Sono traditori”

“Sono traditori”. Con questa accusa il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rimosso due generali, secondo quanto da lui stesso annunciato la scorsa notte. “Oggi è stata presa un’altra decisione riguardante gli anti eroi – ha detto -. Adesso non ho tempo di trattare con tutti questi traditori, ma gradualmente saranno puniti”. L’Ucraina assiste ad un “ammasso di forze russe per nuovi attacchi nel Donbass e ci stiamo preparando per questo”, ha aggiunto Zelensky. I generali degradati sono l’ex capo del dipartimento principale del servizio di sicurezza interno (Sbu), Naumov Andriy Olehovych, e l’ex capo del servizio di sicurezza nella regione di Kherson, Serhiy Oleksandrovych.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Anche quando ci si sente in colpa si può andare a cercare la guerra purificatrice. Qualcuno ricorda ancora la cinica Legione Straniera ? E’ giusto combattere (contro umanoidi ingiustizie), ma sempre a ragion veduta. Più facile a dirsi…
    Una candela si accenda anche per Ongaro.

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