Roma, 15 feb – Domani la Russia invaderà l’Ucraina? La Casa Bianca sembra sicura, tra 24 ore l’esercito russo attaccherà e sarà guerra aperta. A tal punto che ieri sera il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha comunicato lo spostamento temporaneo dell’ambasciata statunitense da Kiev a Leopoli, nella parte occidentale del Paese. Una mossa che di per sé contribuisce a mantenere alta la tensione, provocare il Cremlino e allo stesso tempo intimorire il governo di Kiev. Perché potrebbe voler dire che in caso di attacco russo, gli Stati Uniti non sono disposti a intervenire davvero per difendere il territorio ucraino.

Poco fa però è arrivato l’annuncio del “ritiro” di alcune truppe russe. “Unità dei distretti militari meridionali e occidentali, che hanno completato i loro compiti, hanno già iniziato a caricare i mezzi di trasporto ferroviari e terrestri e oggi inizieranno a rientrare alle proprie basi”, fa sapere il generale maggiore Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo, citato dall’agenzia Tass. “Mentre le misure di addestramento al combattimento si avvicinano alla conclusione, le truppe, come sempre avviene, effettueranno marce combinate alle proprie basi permanenti”, precisa il Cremlino.

Ucraina, la guerra può essere evitata: le mosse tedesche

D’altronde la data dell’invasione ampiamente annunciata è quantomeno anomala, se non altro perché la Russia non potrebbe contare su alcun effetto sorpresa. C’è quindi, come scriviamo da giorni, la possibilità che tutto si fermi prima della deflagrazione. Sull’orlo del precipizio è paradossalmente probabile il passo indietro. Possibile anche a leggere le dichiarazioni partorite sul tavolo della diplomazia. Il primo segnale distensivo è arrivato dalla Germania, che frena sull’adesione dell’Ucraina alla Nato. “La questione dell’appartenenza alle alleanze non è in agenda”, ha dichiarato il cancelliere tedesco Olaf Scholz durante l’incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “È un po’ strano osservare che il governo russo stia mettendo al centro di grandi problematiche politiche qualcosa che in pratica non è all’ordine del giorno”, ha precisato Scholz. “In un certo senso, è questa la sfida che stiamo effettivamente affrontando: che qualcosa che non è affatto il problema ora sia diventato un problema”.

La questione dell’adesione alla Nato

In realtà l’adesione alla Nato venne proposta a Kiev già nel summit di Bucarest del 2008 ed è stata inserita nella nuova Costituzione ucraina del 2019. Il “problema”, per la Russia, sulla carta esiste eccome. “Ho inviato un messaggio speciale a tutti i nostri colleghi occidentali, richiamando la loro attenzione sul fatto che gli obblighi sull’indivisibilità della sicurezza sono molto più complessi di quanto si cerchi d’immaginare, quando giustificano l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, assicurando per altro, tra parentesi, che non è ancora così… ma sappiamo tutti come funzionano tali assicurazioni“, ha detto il ministero degli Esteri russo, Sergej Lavrov, durante un il suo incontro con Putin.

Di Maio in ritardo

In ritardo di un giorno sulla tabella di marcia tedesca, oggi anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sarà a Kiev, per poi recarsi a Mosca giovedì, teoricamente il giorno successivo all’attacco russo che a nostro avviso resta al momento meno probabile di quanto si pensi. “Evitare la guerra, impegno per una soluzione diplomatica”, ha dichiarato Di Maio. Tardiva presa di posizione in assoluto, ma in generale nessuno, tra i principali Paesi europei, vuole il conflitto. Non sembra volerlo neppure la Russia, almeno non nell’immediato e su larga scala.

La Russia apre al dialogo: giorno decisivo

Prova ne è quanto dichiarato ieri da Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, alla Cnn: “Innanzitutto, il presidente Putin ha continuamente chiesto negoziati e diplomazia… E infatti ha avviato il tema delle garanzie di sicurezza per la Federazione Russa. E l’Ucraina è solo una parte del problema, è parte di un problema più grande all’interno delle garanzie di sicurezza per la Russia e, naturalmente, il presidente Putin è disposto a negoziare“.

Oggi il comitato della Duma russa per gli Affari della Comunità degli Stati indipendenti voterà per il riconoscimento della Repubblica popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Lugansk. Si tratta di una proposta presentata non da Russia Unita (il partito di Vladimir Putin), ma dai parlamentari comunisti. Se la proposta dovesse passare è possibile, come scriviamo da giorni, che si arrivi all’incorporazione delle due Repubbliche separatiste – a netta maggioranza russa – come avvenuto con la Crimea. Siamo insomma nel giorno decisivo e a ben vedere tutti sono pronti a dialogare (tranne forse gli Stati Uniti) e sedersi al tavolo delle trattative. Ora va trovato l’accordo.

Eugenio Palazzini

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