Roma, 24 feb – Come si è arrivati alla guerra? Putin vuole davvero invadere l’Ucraina o si limiterà a un attacco su larga scala? Gli Stati Uniti interverranno o si limiteranno alle sanzioni? Prima di tentare risposte minimamente centrate, ovvero non sedute su dichiarazioni ufficiali e accuse incrociate, è utile ripercorrere i passi cruciali che hanno preceduto la deflagrazione.

Breve storia di un grande negoziato bilaterale

Prima data chiave: 12 giugno 2020 – La Nato riconosce l’Ucraina come partner del programma Enhanced Opportunities. Un primo passo concreto verso l’adesione di Kiev all’Alleanza Atlantica, perché viene spianata la strada all’effettiva interoperabilità tra l’esercito ucraino e le forze Nato. Fino a quel momento l’Ucraina restava tra color che son sospesi, soltanto tentata dallo scudo atlantico, allorché al vertice di Bucarest del 2008 gli venne aperto uno spiraglio. Tutto era però rimasto congelato fino al 2019, quando il governo di Kiev modificò la Costituzione ucraina inserendo come obiettivi l’adesione al Patto atlantico e all’Unione europea. Ma nulla di sostanziale era successo, fino al 12 giugno 2020. Quel giorno cambiò di conseguenza anche la percezione russa sulla progressiva avanzata americana in quello che Mosca considera l’ultimo pezzo di muraglia inviolabile del suo “estero vicino”.

Seconda data chiave: 8 giugno 2021 – Esattamente un anno dopo, il segretario di Stato americano Antony Blinken dichiara: “Noi sosteniamo l’adesione dell’Ucraina alla Nato”.

Terza data chiave: 17 dicembre 2021 – Consapevole delle spinte di Washington, il Cremlino elabora due progetti specifici per la rifondazione di una “sicurezza collettiva in Europa”. Richieste esplicite: garanzie scritte della Nato sulla non-estensione a est (Ucraina e Georgia) e ritiro immediato delle forze Usa dai Paesi dell’Europa orientale. Le richieste vennero ignorate dagli Stati Uniti. Nella celebre intervista concessa a Oliver Stone, il presidente russo ricorda l’errore di Gorbaciov, che a suo avviso avrebbe dovuto esigere un impegno scritto: “Si accontentò di parlare con gli americani, ha considerato che questo bastasse. Ma le cose non funzionano così”. Putin ha provato ad esigerlo l’impegno scritto, ma è stato respinto.

Quarta data chiave: 10 gennaio 2022 – A Ginevra si tiene un vertice russo-americano nell’ambito dell’iniziativa di “Dialogo sulla sicurezza strategica” lanciata da Biden e Putin. Vertice seguito da un summit nel quadro dell’Osce. Entrambi gli incontri non porteranno ad alcun risultato concreto.

Quinta data chiave: 19 gennaio 2022 – Gli Stati Uniti stanziano 200 milioni di dollari in aiuti militari all’Ucraina, in aggiunta ad altri 450 già concordati in precedenza.

L’agnello sacrificale

Due anni di trattative serrate tra due attori, sulla pelle di un terzo assente dal tavolo da gioco: l’Europa. Soltanto Francia e Germania hanno espresso più volte la loro opposizione all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, le altre nazioni Ue si sono limitate a una tacita adesione alla linea ufficiale di Washington. La verità è che probabilmente neppure gli Usa hanno mai voluto davvero l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, ma l’hanno usata come grimaldello per mettere all’angolo la Russia. E adesso si scoprono le carte, perché la Nato non interviene in Ucraina, non la difende fattivamente, non spara un colpo contro le truppe russe. D’altronde non lo ha mai fatto. Gli americani, che hanno già spostato addestratori e personale diplomatico, non sono disposti a morire per Kiev. Tra i cittadini ucraini oggi più che mai un vecchio adagio dovrebbe riecheggiare spettrale: “Washington è lontana, Mosca è vicina”. Allo stesso tempo è difficile pensare che Putin, da abile tattico judoka quale è – a differenza dei pingui predecessori in preda a vodka e debolezza post sovietica – voglia davvero impantanarsi in Ucraina all’infinito. Rischierebbe di trasformarla nel suo Vietnam, o nella sua Afghanistan se più aggrada il parallelismo con la storia sovietica.

Ucraina, la guerra degli altri è contro l’Europa

Questa guerra in atto è a ben vedere una grande trattativa diplomatica, con le armi che sostituiscono le romantiche penne stilografiche. I russi si riprenderanno ciò che non è ancora perduto nel loro estero vicino e incasseranno il controllo territoriale delle aree russofone. Gli americani allontaneranno l’Europa dal gas di Mosca, aggiudicandosi la partita energetica. In tutto questo l’ideologismo non serve a nulla, il tifo finisce per obnubilare anche le parti in causa che si danno dei nazisti a vicenda, figurarsi gli spettatori in preda ai cori social. Fateci caso, chi a destra è in preda all’orientalismo alla Edward Said (senza averlo letto) invoca l’orso russo, gli altri sventolano la bandiera dell’atlantismo salvifico, anche quella sinistra che un tempo ululava ai carri armati sovietici e poi si è convertita sulla via dei diritti umani. La guerra vera finirà probabilmente con un cambio di regime a Kiev. La guerra figurata era finita prima di iniziare, semplicemente perché gli europei non sono più in grado di combattere e allora si limitano a belare, parteggiando per chi li sta relegando nel recinto dell’irrilevanza.

Eugenio Palazzini

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9 Commenti

  1. La credenza della fatalità della guerra e l’accettazione della guerra tale quale è…

    “Solo la lotta ha permesso ai principi e alle religioni di affermarsi, ai popoli schiavi di liberarsi e ai buoni di trionfare sui cattivi”

    “Poiché si tratta di un fenomeno inevitabile, la semplice prudenza obbliga a riconoscerla invece che ad ignorarla” (Marcel Decombis).

    “Si faranno guerre fintanto che resteranno degli uomini”

    “Non abbiamo il diritto di negarla, sennò ci inghiottirà”

    “Quando ci si pone nel cuore della guerra c’è solo un atteggiamento possibile: quello della virilità assoluta.”
    (Ernst Junger)

    By Manlio Amelio

  2. No, caro Eugenio, non son d’accordo. Questa è ancora (e lo sarà sempre) la nostra guerra.
    La guerra di chi non ritiene che lo sbarco in Sicilia del 1943 fosse una liberazione, bensì un’occupazione.
    La guerra di chi non vuole vivere in una brutta copia degli USA, fra politicamente corretto, finanza speculativa, cultura globalista e femminismo demagogico.
    La guerra di chi crede ancora in parole come patria, sangue e tradizione.

    Io, al contrario di Badoglio, dei Tedeschi e dell’Imperatore Hirohito, non ho mai firmato la resa con gli Angloamericani.

    Perché “io vi dico solo una cosa, contro di voi nessuna resa” non è per me solo una canzone degli Ultima Frontiera, ma un motto interiore.
    Gli Americani, la Gran Bretagna, la Nato, così come la finanza speculativa che davvero governa l’occidente, e pure le sedicenti “Nazioni Unite”, sono sempre quelli di allora, quelli dell’oro contro il sangue, quelli che “detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l’oro della terra”, quelli che “hanno intralciato la marcia e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano” (e, se vuoi, quelli che mettevano “sanzioni” per fermare gli interessi vitali di un popolo dopo avere per anni colonizzato il mondo).
    E la storia, specie dal 2008, ha sempre più reso veritiere le premonizioni del Duce: la crisi finanziaria del 2008 (provocata dalla creazione di valore dal nulla da parte delle banche speculative americane) è stata usata come strumento per innescare una catena di eventi che ha rapinato ricchezze materiali e morali dei popoli europei (austerity, distruzione dei diritti sul lavoro e del futuro dei giovani, “golpe bianchi” che hanno messi al potere entità sovranazionali e sospinto “riforme” sociali in senso liberista e femminista).
    Tanto che ora, fra femminismo e assenza di prospettive di lavoro ben remunerato, siamo noi (un tempo “giovani e fecondi”) ad essere “isteriliti e volgenti al tramonto”.

    La Russia, invece, non è più l’Unione Sovietica. E’, anzi, l’unica potenza mondiale (almeno parzialmente) europea in grado di opporsi oggi alla finanza senza patria con sede in Usa (la quale, dietro le fisime popperiane della “società aperta”, finanzia, fra le altre cose, il gender più sconclusionato e il femminismo più antimaschile, producendo in tutto l’occidente attacchi culturali e giudiziari al “maschio bianco occidentale”).
    Paradossalmente, oggi c’è molto più comunismo in occidente che in Russia. Sia sul lato culturale (tanto la cancel culture quanto il femminismo sono prodotti del “cultural marxism”), sia su quello economico (l’impoverimento della classe media rende sempre più vere le predizioni di Marx sulla proletarizzazione del mondo e la diffusione di strumenti come il leasing al posto dell’acquisto, o di mobilità lavorativa implicante il dover vivere in affitto anziché poter comprare casa realizzano sempre di più, nei fatti, l’abolizione della proprietà privata con altri mezzi…).

    Oggi chi fa la guerra alla NATO e al suo schieramento, non fa altro che continuare (anche se a parti geograficamente invertite) la “crociata contro il bolscevismo” iniziata da Noi nel 1941!
    Del resto già Evola, nelle ultime pagine di “Rivolta contro il Mondo Moderno”, ci aveva spiegato che capitalismo e marxismo sono due facce della stessa medaglia.
    E poi la Russia, con la parziale esclusione della parentesi sovietica, ha sempre dimostrato di saper essere un impero in senso “evoliano”, ossia un principio sovranazionale che non annulla ma illumina dall’alto le diverse identità di sangue e spirito propriamente storiche.
    Mentre l’Occidente europeo o americano è o ancorato a nazionalismi di stampo ottocentesco o a globalismi preistorici del nuovo millennio (due opposte forme di negazione dello spirito). Per non dire dell’influsso nefasto dell’usurpatore gesuita del trono di Pietro, che usa il veleno del cristianesimo originario per sostenere l’idea di “famiglia umana” funzionale alla finanza globalista (quando noi sappiamo che, come ci insegna Giorgio Locchi, l’uomo storico è tale proprio perché si è differenziato in comunità di destino con specifiche caratteristiche, valori e gerarchie, anziché rimanere “una” e prigioniera della specie come gli altri animali e come gli uomini mesolitici delle società matriarcali senza classi). C’è bisogno che riprenda Nietzsche per ricordare come dovremmo ben sapere, nell’ambiente della destra radicale, che dalla Russia potrà venire quella forza di vita ascendente (per i progressisti: “la barbaria”) necessaria a interrompere la decadenza (secondo le mendaci idee moderne: “la civiltà”)?

    La Quarta Teoria Politica di Alexander Dugin è forse l’unica proposta concreta e organica di visione del mondo alternativa a quella globalista/femminista/neoliberista/progressista.
    E noi ancora tentenniamo su quale parte schierarci? Io sarei pronto a fare anche qualcosa in più del tifo, ma credo Putin abbia abbastanza soldati da vincere anche senza il mio aiuto (il quale, essendo io un uomo di scienza e di cultura e non di guerra, non potrebbe essere poi tanto valido). In fondo, sono più utile come “quinta colonna” qui nel cuore dell’occidente (a fare attività di propaganda e intelligence, magari…) ben inserito nel mondo scientifico e accademico che nello storytelling dovrebbe essere tutto “democratico” e “progressista”. Posso fare più danni al nemico agendo sotto copertura dall’interno. Sto già pensando a come rompere in qualche modo l’embargo tecnologico alla Russia sfruttando canali universitari o conoscenze personali!

    P.S.
    Quel clown di Boris Johnson (dalla stessa sede di chi ordinò la mattanza di Dresda) ha parlato al mondo di “Putin che ha scelto un bagno di sangue”. Quell’ubriacone del barista mi ha parlato a pranzo di “Putin da fermare con l’arma economica e finanziaria”. Beh, io ho risposto che c’è la Cina dietro. E, fra me, ho aggiunto che non sempre si può vincere col denaro. Nella guerra del sangue contro l’oro l’altro secolo ha vinto l’oro. Chissà che in questo non vinca il sangue…

  3. In questo momento tragico per l’umanità, l’Ucraina è solo un pretesto, in realtà ci sono due concezioni o visioni del mondo che si stanno scontrando, quella occidentale materialista e senza valori e quella legata agli antichi valori, rappresentata in questo momento storico dalla Russia. Naturalmente penso agli innocenti, ai bambini, ai vecchi e ai malati, che debbono subire l’arroganza di un occidente senza scrupoli, degli americani in primis, che sono i veri fautori morali di questa guerra, anche se è stata sempre loro abitudine farsi passare come liberatori. Auguro a tutte le vittime innocenti ogni bene, anche se temo che fra non molto potrebbe toccare alla nostra amata Italia, che da quando ha perso la sua sovranità è diventata vassalla degli Americani!

  4. Egregio Santino Soda, a Voi e ad altri desidererei segnalare che negli anni si sono creati “cuscinoni” di yes man, addirittura yes countries, sostanzialmente traditori, infami di sé stessi ancor prima che degli altri… Gli Stati Uniti in palese difficoltà e parabola discendente sono responsabili (originari) ma sino ad un certo punto, altrimenti decade totalmente la responsabilità “singola”; mi parrebbe troppo comodo. Del resto condivido il suo commento.

  5. Buongiorno.
    solo per dire che ho letto Flavio, e tutto o gran parte di quello che sento dentro, e che non ho abbastanza adeguata padronanza del linguaggio per esprimere come occorre, poichè sono cose importanti e vanno scolpite più che dette, l’ho trovato nel suo commento.
    GrazieLafka, la verità (che pur esiste, diceve Kafka) con le tue parole adesso brilla in cielo!

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