Milano, 24 feb — Dopo i patentini e le dichiarazioni di antifascismo richiesti per affittare gli spazi pubblici e sedersi al consiglio comunale, ecco che arrivano quelli di «anti-putinismo» per poter dirigere i concerti alla Scala: all’indomani dell’invasione russa in Ucraina il sindaco Sala non ha perso tempo e ha già cominciato a compilare la lista di proscrizione dei fedeli a Putin. Le opzioni sono due: dichiarare pubblicamente la propria condanna dell’operato di Mosca oppure addio lavoro. Molto sovietico, da parte di Sala: una serie di scatole cinesi — o matrioske, per restare in tema — di ironie che bastano per fabbricarci un faldone di meme per tutto il 2022.

Secondo Sala puoi lavorare solo se la pensi come lui

Insomma, secondo Sala puoi lavorare solo se la tua opinione non si discosta dalla sua — qualsiasi essa sia, e qui di proposito non entreremo nel merito del conflitto russo-ucraino. Perché è un format che può applicarsi a qualsiasi idea, basta che sia invisa ai buoni&bravi™ di turno. A farne le spese, stavolta, è il direttore d’orchestra russo, Valery Gergiev, chiamato al Teatro alla Scala per dirigere La Dama di Picche. Il diktat del sindaco meneghino, annunciato durante un incontro con i cronisti a Palazzo Marino, è chiarissimo: deve «prendere una posizione precisa contro l’invasione» dell’Ucraina da parte della Russia, oppure la Scala sarà pronta a «interrompere la collaborazione» con l’artista, noto sostenitore di Putin.

«Valery Gergiev ha piu’ volte dichiarato la sua vicinanza a Vladimir Putin. D’accordo con il sovrintendente gli abbiamo chiesto di prendere una posizione precisa contro l’invasione». Nel caso a Gergiev non andasse di mescolare il lavoro con le proprie simpatie politiche, «siamo pronti a rinunciare alla collaborazione, e La dama di picche non si terrà o si terrà con un altro maestro».

I sindacati della Scala si accodano al sindaco

Dichiarazione accolta favorevolmente anche dai lavoratori del Teatro alla Scala di Milano, che in un comunicato della Fistel Cisl Milano Metropoli e Rsa Fistel Cisl Teatro alla Scala, chiedono infatti che Gergiev, «il quale non ha mai perso occasione per ribadire la sua vicinanza e la sua amicizia al Presidente russo Vladimir Putin», ma che è «uomo di cultura e, auspichiamo, uomo di pace», lanci «un messaggio di speranza e di pace all’Italia e al mondo da un palcoscenico così importante come quello del Teatro alla Scala».

Ma saranno caz*i di Gergiev?

La prima dell’opera, si ricorda nella nota, è in programma per domani sera. A questo proposito i lavoratori e i sindacati sottolineano che sarebbe «altresì importante se il nostro Sovrintendente Dominique Meyer, coerentemente con quanto fatto in occasione della recente presa di posizione sul caso di Giulio Regeni, volesse assumere un’iniziativa simile chiedendo al suo autorevole ospite una presa di posizione sull’invasione dell’Ucraina e sulla violazione dei diritti civili in Russia». Il tutto sotto il patrocinio del soviet Sala, più interessato a distribuire patentini anti-questo o anti-quello che ai tassi di criminalità del capoluogo lombardo sotto la sua amministrazione. Quanto a Gergiev, l’auspicio è sempre il medesimo: ci auguriamo che non si inginocchi sui ceci obbedendo ai diktat dei piccoli Stalin della Ztl, e che anzi risponda traendo ispirazione dalla famosa battuta pronunciata da Elio nel corso della trasmissione Lol: «Ma saranno cazzi miei?».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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