Roma, 5 mar — Il decimo giorno di conflitto tra Russia e Ucraina inizia con una tenue speranza. Il ministero della Difesa russo ha annunciato la prima tregua e l’apertura dei corridoi umanitari a Volnovakha e Mariupol, strategica città portuale di Mariupol, nell’Ucraina orientale.

Ucraina, corridoi umanitari a Mariupol e terzo giro di colloqui

«Oggi, 5 marzo, si annuncia una tregua a partire dalle 10 del mattino ora di Mosca e corridoi umanitari sono aperti per l’uscita di civili da Mariupol e Volnovakha», ha affermato il ministero russo della Difesa, secondo quanto riferito dalla Tass. La conquista di Mariupol è un importante punto di svolta nell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia in quanto permettere di collegare le forze di Mosca, già in possesso dei porti chiave di Berdiansk e Kherson, dalla Crimea con le truppe separatiste e russe nel Donbass. Le operazioni di evacuazione dei civili, ha fatto sapere il sindaco di Mariupo, inizieranno alle 9 ora locale, le 10 in Italia, fino alle 14, le 15 in Italia, riferisce Sky News.

Questo fine settimana terzo round di colloqui

Nel frattempo entrambe le parti annunciano l’anticipo del terzo giro di colloqui in Bielorussia tra Ucraina e Russia, inizialmente previsto all’inizio della settimana entrante: dovrebbero invece tenersi entro questo fine settimana.

L’operazione russa non mira a dividere l’Ucraina in parti ma ad assicurare la sicurezza della Russia. Lo ha fatto sapere il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov a Sky News Arabia, precisando che la Russia vuole un’Ucraina «smilitarizzata e libera dall’ideologia neonazista. Vogliamo che lo status neutrale dell’Ucraina sia nella costituzione e vogliamo garanzie che le armi in grado di cambiare gli equilibri di sicurezza in Europa non possano essere dispiegate».

Duemila installazioni militari ucraine distrutte

La Russia afferma di aver distrutto oltre 2.000 installazioni militari ucraine dall’inizio dell’invasione. E’ quanto riportato dall’agenzia Tass, citando il portavoce generale della Difesa Russa, Igor Konashenkov, il quale dichiara che in totale «2.037 infrastrutture militari dell’Ucraina sono state colpite durante l’operazione. Tra questi c’erano 71 posti di comando e centri di comunicazione militari ucraini, 98 batterie di missili antiaerei S-300, Buk M-1 e Osa e 61 stazione radar».

Intanto Zelensky in video ha lanciato l’ennesimo appello, trasmesso sugli schermi delle piazze di tutta Europa dove i cittadini si erano trovati per manifestare contro la guerra. «Non tacete, scendete in piazza e sostenete l’Ucraina perché se l’Ucraina non sopravviverà, l’intera Europa non sopravviverà».

Mosca oscura Facebook e Twitter 

Nel frattempo, ieri notte, il Roskomnadzor ovvero l’autorità russa per le comunicazioni, ha annunciato l’oscuramento di Facebook e Twitter in Russia. Lo riporta l’agenzia russa Interfax. La reazione delle piattaforme non si è fatta attendere: «Presto milioni di cittadini russi si troveranno tagliati fuori dalle informazioni attendibili, privati della loro modalità quotidiana di connettersi con famiglie e amici e silenziati», ha fatto sapere Nick Clegg, presidente per i global affairs di Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger). 

La decisione è immediatamente successiva a quella di oscurare il sito della Bbc, accusata  di diffondere fake news riguardo alla guerra con l’Ucraina, e diversi siti di informazione stranieri, tra cui la tedesca Deutsche Welle, ugualmente nel mirino del Cremlino per aver diffuso notizie false. Nella lista ci sono anche Radio Free Europe/Radio Liberty e Voice of America.

Cristina Gauri

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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