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Washington, 24 mar. – David Friedman sarà il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Israele. Il Senato americano, nonostante i voti contrari dei democratici, ha approvato la sua nomina. Già avvocato, esperto in fallimenti, del presidente Donald Trump, ebreo ortodosso, Friedman non ha alcuna esperienza diplomatica. Ha 57 anni, figlio di un rabbino di Long Island, a 12 ha celebrato il suo Bar Mitzvà (l’equivalente per gli ebrei della Cresima per i cattolici) al Muro del Pianto a Gerusalemme. Da sempre sostiene la politica sionista degli insediamenti ebraici nei territori occupati palestinesi ed è vicino alle posizioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Solo che Friedman è più estremo. Sostiene posizioni che nessun dipartimento di Stato ha mai appoggiato, come l’ annessione totale della Cisgiordania a Israele, e considera la soluzione dei due stati un fallimento. Testualmente ha scritto sul sito legato al movimento sionista religioso, Arutz Sheva, “La soluzione dei due Stati è un’illusione che appoggia le peggiori intenzioni degli Stati Uniti e degli Arabi palestinesi. Non è mai stata una soluzione ma solamente un racconto. Ma anche un racconto deve avere una fine”. Per Friedman le colonie ebraiche nei territori palestinesi, contrariamente a quanto dice la comunità internazionale, non sono illegali e vuole favorirne la costruzione.

David Friedman è anche il presidente dell’organizzazione “Amici americani di Beit El”, che finanzia le colonie in Cisgiordania. Bet El è una colonia fondata nel 1977 nella regione biblica della Samaria, appena sopra Ramallah. Letteralmente il nome significa Casa di Dio, e qui è conservato un plastico che riproduce l’Arca dell’Alleanza. A Bet El gli americani, in primis la famiglia del genero di Trump, elargiscono ingenti finanziamenti: circa 2 milioni di dollari ogni anno.

Durante la campagna elettorale di Trump Friedman era parte del team consultivo sul Medio Oriente, faceva consigliere senior sulla situazione mediorientale e su Israele, e tra le sue massime ambizioni c’è quella di riuscire a portare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Tant’è che ha già fatto sapere che non ha intenzione di insediarsi a Tel Aviv, ma a Gerusalemme dove, tra l’altro, nell’elegante e verdissimo quartiere di Talbiyeh, a pochi passi dalla residenza ufficiale del premier, c’è la sua seconda casa dove con la famiglia trascorre le vacanze legate alla tradizione ebraica. Fin dai primi vagiti della sua nomina, qualcuno si è messo le mani nei capelli, pensando che quella di Friedman sia la peggiore scelta tra quelle fatte da Trump. Altri, invece, come il presidente dell’Organizzazione Sionista d’America, Morton Klein, hanno dichiarato al Guardian che Friedman aveva “il potenziale per essere il più grande ambasciatore americano in Israele”. Sarà lui, a guidare la diplomazia americana in Terra Santa.

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