Budapest, 4 dic – Alla fine Viktor Orbán l’ha spuntata: la Central European University (Ceu), l’università fondata da Soros a Budapest, presto chiuderà i battenti nella capitale ungherese. Fondato nel 1991 dal noto speculatore americano di origini magiare, l’ateneo sorosiano era stato già da tempo accusato dal premier di essere un centro in cui viene propagandata l’immigrazione illegale di massa verso l’Ungheria e l’Europa. «La Ceu è stata espulsa», ha annunciato il rettore Michael Ignatieff. «Un’istituzione americana è stata cacciata da un Paese che è alleato della Nato. Un’istituzione europea è stata estromessa da un paese membro dell’Ue».

Alcuni studenti dell’ateneo sono dunque in piazza per protestare, inscenando i «funerali» dell’università e trasportando una bara come atto simbolico. «Non possiamo più operare come una libera istituzione in una città e in un Paese che noi chiamiamo casa», ha aggiunto con toni patetici Ignatieff. Dal settembre 2019, infatti, l’80% dei programmi saranno trasferiti a Vienna. «Si tratta di una violazione tragica della libertà accademica nel cuore dell’Europa», ha lamentato il rettore della Ceu. Non si è però fatta attendere la risposta di Orbán che, attraverso il suo portavoce, ha definito come «isterica» la reazione di Ignatieff.

La maggior parte dei corsi, come detto, verrà trasferita nella capitale austriaca, dove il presunto sovranista Kurz si è detto pronto ad accogliere l’istituzione sorosiana. Proteste sono giunte anche dalla Commissione europea (che ha addirittura avviato una procedura d’infrazione), dal Partito popolare europeo e dal governo americano. Tutti uniti, insomma, in difesa di Soros e della sua università. Eppure, il governo di Budapest non ci sta: «È stata una decisione presa dall’ateneo quella di trasferirsi, non vi è stata alcuna imposizione. Così fanno solo isterismo».

Valerio Benedetti

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