Roma, 17 ago — Spunta il primo caso al mondo di trasmissione del vaiolo delle scimmie da essere umano ad animale, un cane per la precisione: è la rivista The Lancet a descriverlo in uno studio presentato dai ricercatori dell’Università Sorbona.

Si tratta di un levriero italiano di 4 anni che presenta le classiche eruzioni cutanee simili a pustole, comparse A 12 giorni di distanza dai padroni, una coppia di omosessuali conviventi. A confermare l’infezione è stato un test Pcr eseguito sull’animale. Un successivo confronto con i tamponi eseguiti sui due uomini ha stabilito che si tratta dello stesso genoma virale. Ancora da chiarire le dinamiche attraverso cui sarebbe avvenuto il contagio. In attesa di altri riscontri, gli scienziati consigliano di tenere gli animali da compagnia lontani dagli infetti, isolando i contagiati.

Vaiolo delle scimmie, dall’uomo al cane

«Nei Paesi endemici — sottolinea The Lancet — solo gli animali selvatici (roditori e primati) sono portatori del virus. Tuttavia, la trasmissione del virus del vaiolo delle scimmie in cani della prateria è stata descritta negli Stati Uniti e nei primati in cattività in Europa che sono stati in contatto con animali infetti importati». Non era mai stata segnalata, invece, «una infezione negli animali domestici, come cani e gatti». Si tratta quindi «della prima descrizione al mondo mondiale di un caso di trasmissione del virus del vaiolo delle scimmie trasmesso dall’uomo ai cani».

La coppia gay si era contagiata attraverso altri partner sessuali

Vi sarebbero tutti gli elementi per poter affermare che il contagio del cane è partito dalla coppia di omosessuali proprietari dell’animale: un uomo di 44 anni con Hiv e in terapia con antiretrovirali e un altro uomo di 27 anni sieronegativo. Il 10 giugno scorso i due si erano recati all’ospedale de la Pitié-Salpetrière lamentando febbre, mal di testa e pustole su mucose anali, volto, arti e schiena. Sintomi che avevano fatto la loro comparsa alcuni giorni dopo avere intrattenuto rapporti sessuali con partner al di fuori della coppia. Dodici giorni dopo anche il cane presentava il medesimo tipo di pustole e ulcerazioni sull’addome e sulle mucose anali. Il levriero è stato quindi sottoposto al tampone che è risultato positivo.

Stando alla cinetica dell’insorgenza dei sintomi i ricercatori ipotizzano che «in entrambi i pazienti e, successivamente, nel loro cane suggerisce la trasmissione da uomo a cane del virus del vaiolo delle scimmie. Date le lesioni cutanee e mucose del cane, nonché i risultati positivi della Pcr da tamponi anali e orali, si ipotizza una vera malattia sviluppata dal cane e non una semplice trasmissione del virus per stretto contatto con l’uomo o trasmissione per via aerea (o entrambi)». 

Leggi anche: “Hai le pustole? Coprile e partecipa alle orge”: l’illuminante guida anti-vaiolo delle scimmie dei gay Usa

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

Articolo precedenteNel tempio di Cupra i colori avvolgevano la Dea Madre picena
Articolo successivoIl ruolo dei videogiochi nel progresso tecnologico e nella vita dell’uomo
Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

Commenta